Il centrosinistra di Renzi si conferma nelle regioni rosse Toscana, Marche e Umbria (ma qui con la coalizione di centrodestra di Ricci che insidia fino all'ultimo la Marini), si afferma anche nella Puglia dell'uscente governatore Vendola (dove si impone Emiliano con forza) e in Campania, dove De Luca vince ma apre, allo stesso tempo, una questione spinosa per il premier, a causa della legge Severino. In Veneto Zaia doppia il risultato della Moretti e si riconferma con forza alla presidenza, scongiurando così i pericoli che potevano derivare dalla rottura con Tosi. In Liguria la coalizione "integrale" di centrodestra (comprendente anche l'NCD) vince con Toti e conferma i cattivi auspici che gravavano sulla candidata del PD Raffaella Paita, danneggiata dalle divisioni interne del partito e da una inchiesta per l'alluvione in Liguria di qualche tempo fa.

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Lega e M5S prosperano

Quello che emerge dalle elezioni regionali appena concluse è un quadro politico che era, sotto molti aspetti, prevedibile, ma che pone, ora, delle considerazioni nuove. Il primo dato da sottolineare è l'astensionismo: l'affluenza a livello nazionale è stata del 53,9%, e questo la dice lunga ormai sull'enorme disaffezione che esiste nei confronti della politica, anche quella amministrativa locale che coinvolge più da vicino i cittadini. C'è stata sicuramente una buona affermazione del M5S, che risulta secondo partito nazionale dopo il PD , e questo vuol dire che la nuova strategia collaborativa e meno intransigente dei grillini ha pagato.

D'altro canto c'è stato il boom della Lega, che supera quasi ovunque Forza Italia e diventa il primo partito del centrodestra, oltrepassando anche lo "steccato" geografico e politico delle regioni del nord e affermandosi al centro.

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Indubbiamente il M5S e la Lega "estremista" di Salvini hanno intercettato la maggior parte del voto di protesta nei confronti dell'operato del governo e della classe politica in senso lato.

Forza Italia e PD perdono consensi

Forza Italia, che ha subito recentemente molte divisioni interne, ha perso parecchi consensi e auspica, per il futuro, che tutto il centrodestra unito riconquisti parte degli astenuti. Il PD del premier Renzi ha perso voti per diversi motivi: il logorìo fisiologico che comporta il governare, le numerose divisioni e ripicche interne (l'ultima, in ordine di tempo, orchestrata dalla Bindi), il clamoroso errore sulla candidatura dell'"impresentabile" De Luca. Ma quello che ha leso di più l'immagine di Renzi è stato il suo autoritarismo manifestato in molte occasioni (sulla riforma del lavoro, sulla legge elettorale, sulla riforma della scuola, ecc.), che gli ha procurato molti nemici in più (tra i sindacati e all'interno del partito, per esempio) e che gli ha fatto perdere quell'aria di giovane e simpatico rottamatore.

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Sicuramente, da adesso in poi, per Renzi sarà più difficile governare e, comunque, a causa delle difficoltà attuali del premier e di Berlusconi, le #Elezioni politiche si allontanano nel tempo. #Matteo Renzi #Lega Nord