La lettera scarlatta incisa su Rosario Crocetta, attuale Presidente della Regione Sicilia, diventa sempre più opprimente col passare dei giorni. Dopo le intercettazioni telefoniche fra lui e Matteo Tutino, amico e primario di cui si è discusso molto in merito alle dichiarazioni su Lucia Borsellino, sembra che il percorso politico di Crocetta volga ormai al termine. Non tanto per i dubbi sul suo coinvolgimento, quanto per il carico emotivo che attualmente grava sulle spalle del Presidente regionale.



Infatti, nonostante Crocetta si sia più volte estraniato dalle dichiarazioni e abbia ribadito il suo sostegno alla collega della giunta, tuttavia sta perdendo l'appoggio di molti amici compagni di partito dopo lo scandalo intercettazioni.

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Senza dimenticare, poi, l'esito raggiunto dal suo mandato: vero è, infatti, che la Sicilia di Crocetta dal primato del 2012 in cui contribuiva ad un ottavo del Pil italiano (dati Confindustria), in questi anni ha ridotto il suo traguardo fino alla diciottesima posizione. Da lì, inoltre, il rapporto Bankitalia di un mese fa segnala addirittura una perdita di 15 punti del Pil regionale dal 2008 al 2014. Sono stime che sicuramente aggravano la complicata situazione politica in cui si trova in questo momento Rosario Crocetta, a tal punto da pensare a togliersi la vita, come dichiarato pochi giorni fa alla stampa.



La Sicilia affonda, Crocetta getta i remi in barca.



Che la vicenda delle intercettazioni, a questo punto, rappresenti solo l'apice di una governance che ha disatteso le aspettative dei cittadini siciliani? Di certo si parla di una regione che potrebbe, soprattutto con il turismo e la forza del terzo settore, trainare una larga fetta dell'economia italiana.

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Invece ad oggi, la Sicilia registra il 23% di disoccupati, il 54% di giovani senza lavoro, si trova al 251° posto tra le regioni europee per competitività del mercato del lavoro e al 270° per occupazione femminile. Un potenziale produttivo che in questi anni, invece, è stato forse sottovalutato dall'amministrazione di Crocetta e ha creato risentimenti fra i suoi elettori.



"Crocetta ha rappresentato per i siciliani la volontà di eleggere un presidente onesto, in contraddizione con la convinzione che il popolo siciliano appoggi e condivida la logica mafiosa – sostiene un abitante di Palermo a riguardo – il nostro voto rappresentava la speranza di tutti i siciliani onesti, che hanno dimostrato di essere maggioranza, di vedersi rappresentati da un candidato sempre più determinato a lavorare per la Sicilia e i siciliani".



La candidatura di Crocetta, ora, è appesa un filo. Si pensi che lo scorso martedì la Corte dei conti ha confermato la condanna del direttore generale a 1,3 milioni di euro per i «pasticci» fatti nell'amministrazione. Come dimenticare, poi, l'abbandono della sua "ciurma" durante il mandato? In soli 30 mesi, Crocetta ha visto salutarlo ben 36 assessori, tra cui persino Franco Battiato, Maria Rita Sgarlata e Lucia Borsellino, vittima delle suddette minacce telefoniche.

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Si può dire che Crocetta non abbia valorizzato la Sicilia e disatteso, allora, le speranze dei cittadini siciliani? "Non è riuscito a mantenere quello che aveva promesso nel suo programma elettorale, difficile dire se la responsabilità sia solo sua. Speriamo in un successore che sia in grado di ribaltare le sorti della Sicilia", sostiene un suo ex elettore palermitano.



#Mafia #Politica Palermo