Il rifiuto ellenico all'ultima proposta dell'Eurogruppo ha reso decisive per il futuro della Grecia e dell'Europa stessa queste torride giornate di luglio. Peccato per i tanti errori commessi dalla politica greca nel corso degli ultimi venti anni. Peccato perché nello stato più naturale delle cose il pensiero in questo momento dovrebbe essere rivolto solo alle acque del Mar Egeo, ai suoi approdi e a come proporre al meglio, ai greci e al mondo, quel tesoro immenso di patrimonio storico e culturale di quella che resta pur sempre la culla della civiltà occidentale.

Un settore economico, quello del turismo, purtroppo però fortemente esposto ai cambiamenti economici nel breve termine e infatti le difficoltà della Grecia iniziano a conclamarsi nel fatidico 2008, anno della crisi finanziaria globale che mette immediatamente nei guai Atene (e non solo), fino al 2007, almeno in apparenza, una delle economie più dinamiche dell'eurozona, al culmine tre anni prima con l'organizzazione dei Giochi Olimpici.

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Crescita solo apparente dicevamo, perché come sappiamo bene è stato necessario barare sul rapporto deficit/ PIL truccando i conti per entrare nell'euro.

Gli scenari futuri, per la Grecia e l'Europa

Ora la scelta del popolo greco di dire "Oki" al referendum indetto da Tsipras sulla proposta dei creditori è decisiva per l'Europa prima ancora che per la Grecia, perché il problema in realtà, comunque si risolva la questione debito greco, non è solo ellenico, e sarebbe il caso di evitare il solito cerotto sulla ferita ampia solo per rinviare ancora a poi le soluzioni. Bruxelles non può ignorare i segnali chiari di una certa intolleranza verso la moneta unica che arrivano dagli Stati membri, come quelli che provengono in questi stessi giorni dall'Austria, dove nel silenzio più assoluto dei media, eccetto qualche secondo dedicato all'argomento dalla televisione pubblica austriaca, sono state raccolte le firme per un referendum per uscire dall'Ue e dall'Euro.

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Le sottoscrizioni da raggiungere dovevano essere 100mila, ne sono state raccolte oltre 260mila.

Tre giorni dopo il voto greco e a quattro dal vertice Ue fissato per domenica, ancora nessun accordo tra le parti, la Trojka attende le proposte di Alexis Tsipras, che non potranno di certo essere prive della richiesta di aiuto e di liquidità immediata per affrontare le emergenze ed evitare il default, fallimento che secondo il fondo monetario internazionali "potrebbe avere un sostanziale impatto sull'Italia". Nella riunione di oggi all'Europarlamento il primo ministro greco è tornato di nuovo ad invocare il "taglio del debito", ma la sua posizione sembra davvero isolata con i governi europei forse per la prima volta compatti, sulla linea della Trojka.

Gli scenari che si profilano sono però preoccupanti, senza un accordo domenica sera la Grecia sarà fuori dall'Euro, la Bce discute il Grexit, Juncker esclude il referendum all'europarlamento: "Tsipras mi spieghi su cosa hanno votato i greci" e chiarisce ancora meglio il concetto dal Bundestag il ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schauble: "Chi conosce i Trattati Ue sa che il taglio del debito è vietato".

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Ma i Trattati, concludiamo noi, possono essere ridiscussi e anche cambiati per il bene dei popoli: "la vittoria di tutti i popoli europei che lottano contro l'austerità", come disse Tsipras nel suo primo discorso dopo la vittoria elettorale in Grecia lo scorso gennaio. #Crisi economica #Unione Europea #Esteri