“Io ancora non ho capito che torto ho fatto all'Italia che mi ha chiuso l'ambasciata”, aveva detto a giugno il presidente della Repubblica dominicana, Danilo Medina alla delegazione italiana in visita nel suo paese. E un mese dopo arriva, inaspettata, la sentenza: la Ambasciata italiana in Santo Domingo va riaperta. Lo stabilisce il Tar del Lazio annullando, di fatto, il DPR 25 giugno 2014, con il quale ne era stata disposta la soppressione. Sonora batosta per #Matteo Renzi e i ministri interessati, convinti che si potesse continuare a ignorare il problema.  

L'avvocato Maurizio Capozzo, portavoce della associazione parlamentare italo dominicana, esprime la sua soddisfazione: "La vicenda della chiusura della ambasciata italiana in repubblica dominicana è emblematica di come, molto spesso, decisioni politico-amministrative dal grande impatto sulla collettività siano assunte senza valutarne compiutamente gli effetti – dichiara a Blasting News Italia l'avvocato Capozzo - .

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Il nostro Parlamento non può ignorare le proteste dei nostri connazionali che vivono e producono in Repubblica Dominicana. Speriamo che dietro la spinta della recente sentenza del Tar Lazio si ponga rimedio rapidamente a questo macroscopico errore che sta arrecando seri danni all'immagine e all'economia degli italiani all'estero".

La comunità italiana 

In Repubblica dominicana ci sono 60mila italiani residenti piu o meno stabili, 400 aziende italiane; le più ricche sono guidate da italiani o da dominicani di discendenza italiana. Il Gruppo Punta Cana, per esempio, 12mila dipendenti, fondato 45 anni fa da Frank Rainieri; il Gruppo Vicini, holding finanziaria presieduta da Felipe Vicini. Si stima che i dominicani di discendenza italiana siano circa 300 mila e si sommano alla nutrita colonia italiana, in continua crescita, facendo risultare la comunitá italo-dominicana come la piú numerosa dei Caraibi.

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La visita istituzionale

Ecco perché un mese fa, anche su sollecitazione dei componenti della associazione Casa de Italia, Renzo Seravalle e Angelo Viro, molto attivi sulla questione “ambasciata”, il sen. Vincenzo Cuomo, presidente dell'associazione parlamentare italo dominicana, su delega del presidente Grasso si è recato in visita nella repubblica dominicana.

“Di grande importanza l'incontro col presidente della Repubblica, Danilo Medina, alla presenza dei rappresentanti di Casa de Italia e dell'associazione di amicizia parlamentare – si legge nella relazione redatta poi dal parlamentare Pd -. Il Capo di Stato ha particolarmente apprezzato l'attenzione del Senato italiano sulla vicenda, non nascondendo tutto il disappunto verso una decisione priva di motivazioni apprezzabili e dalle conseguenze dannose per l'economia locale e per i consolidati rapporti di amicizia, collaborazione e rispetto tra i due Paesi”.

Le ricadute economiche 

“Al di là del generale problema per una impresa italiana di grandi dimensioni 'orfana dell'ufficio diplomatico' – osserva Cuomo -, occorre rilevare che anche il disbrigo di semplici pratiche consolari si è oggi trasformato in una autentica odissea che mette a serio rischio la prosecuzione della attività imprenditoriale.

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Il semplice rilascio di un visto per la mobilità, il rinnovo di un passaporto, le incombenze in caso di smarrimento del documento, l'invio di personale domenicano in Italia per la formazione specialistica o l'approvvigionamento di attrezzature di alta tecnologia per le lavorazioni in loco, impone il passaggio per l'Ambasciata a Panama. Il che costringe a fare i conti con i costi di trasferta, almeno mille euro". 

La situazione è sempre più pesante e rischia di aggravarsi, anche dal punto di vista diplomatico. Nei primi 6 mesi si sono persi mille posti di lavoro. Interrotte, per motivi burocratici, anche le procedure per il programma di adozioni internazionali da parte di famiglie italiane e le partnership tra università italiane e dominicane. 

Insomma a Renzi e al suo esecutivo, adesso, non resta che intervenire. E in fretta. #Governo #Esteri