Altra ombra sul comportamento del nostro premier è quella che riguarda la sua assunzione da parte dell'azienda di famiglia solo undici giorni prima che Renzi venisse candidato dall'Ulivo a Presidente della Provincia. Voglio sottolineare che non c'è niente di illegale nel comportamento di Renzi e dei suoi familiari: l'ombra di cui parlo riguarda semmai la questione morale.

I contributi di Renzi

Prima di esporre i fatti, bisogna riportare che esiste una norma, contenuta nel Testo Unico Enti Locali, che prevede che qualora una persona sia assunta da un'azienda e, a causa del suo impegno in politica, si trovi a prendere l'aspettativa non retribuita, l'ente nell'ambito del quale il lavoratore viene eletto, è tenuto a rimborsare all'azienda i contributi che questa deve al suo dipendente.

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Ciò detto, ecco i fatti in questione che riguardano #Matteo Renzi, così come sono stati riportati dal Fatto Quotidiano. La famiglia di Matteo Renzi è titolare di un'azienda, prima Chil Srl e poi Eventi 6, che si occupa di distribuzione di giornali e di pubblicità. Il nostro primo ministro da molto tempo collaborava, com'è normale che sia, con l'azienda di famiglia, con un contratto di collaborazione coordinata e continuativa: era insomma un lavoratore precario. Tale inquadramento termina però il 24 ottobre 2003. Solo tre giorni dopo, il 27 ottobre, l'ancora sconosciuto Matteo Renzi viene assunto come dirigente. Solo undici giorni dopo l'Ulivo annuncia la candidatura di Renzi a presidente della Provincia, lanciando così la carriera politica del premier. Il 13 giugno del 2004 il nostro primo ministro ottiene la presidenza della Provincia e così chiede l'aspettativa al suo datore di lavoro, che, in soldoni, sarebbero i suoi stessi familiari.

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L'aspettativa ovviamente gli viene concessa e così la Provincia prima e il Comune poi verseranno, per anni, il rimborso dei contributi all'azienda della famiglia Renzi, secondo la norma che prima ho citato.

La questione della cessione delle quote

Fino al momento in cui Renzi è diventato dirigente della sua azienda era titolare del 40% di questa. Poco prima del cambio di contratto, però, decide di cedere le sue quote. Il perchè è molto semplice: se così non fosse avvenuto, ad ottenere il rimborso dei contributi sarebbe stata un'azienda di cui lui, con un incarico pubblico di rilievo, era titolare per buona parte. Insomma, una situazione politicamente insostenibile. Adesso i titolari di quell'azienda sono la sorella di Renzi e la mamma. Ovviamente quelle che il Fatto definisce "fonti vicine a Renzi" sostengono che l'oggettivamente strana successione degli eventi sia solo una coincidenza, e che il nostro premier effettivamente era dipendente dell'azienda di famiglia da molto tempo. Voglio ribadire che i fatti descritti non rappresentano in nessun modo un illecito, maa forse possono suscitare in chi legge delle domande e delle perplessità. #Governo