Ben prima della decisione dei giudici di Strasburgo, alcuni sindaci italiani avevano deciso di trascrivere nei registri dello stato civile italiano i matrimoni contratti all'estero tra persone dello stesso sesso. La decisione, presa dai primi cittadini non solo di grandi città come Roma, Milano e Napoli ma anche di centri più piccoli come Bologna, Udine, Grosseto e Parma, era stata fortemente contestata dal ministro dell'Interno Angelino Alfano che, ai microfoni del Tg1, aveva sostenuto di star semplicemente applicando la legge. 

I prefetti, secondo le indicazioni di Alfano, avrebbero dovuto invitare i sindaci a cancellare le registrazioni procedendo, in caso di necessità, all'annullamento d'ufficio di quei matrimoni legali all'estero ma illegali su suolo italiano.

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La parole di Alfano provocarono la reazione stizzita dei sindaci, in primis quella del bolognese Virginio Merola, fermo nel disobbedire alle disposizioni del ministro.

In particolare il sindaco Ignazio Marino, in reazione alla circolare del ministero dell'Interno, il 18 ottobre dello scorso anno ha trascritto nel registro di Roma il #Matrimonio ben 15 coppie omosessuali. Alfano, quello stesso giorno, commentò così: "Marino firma autografi".