Forte del "no" fuoriuscito dalle urne greche dopo il referendum di domenica 5 luglio, il capo del governo di Atene, Alexis Tsipras, si è presentato a Strasburgo cogliendo l'occasione per criticare le politiche di austerità imposte dall'euro gruppo in questi ultimi anni. Non solo, secondo il leader greco, la sua patria è stata deliberatamente usata come "laboratorio" per testare l'austerità economica come principio della politica comunitaria ma è servita per fare rientrare le banche (prevalentemente tedesche e francesi) dei debiti contratti con la Grecia.

"Soldi alle banche invece che al popolo". Secondo Tsipras, i soldi che la Grecia ha ricevuto in questi anni sarebbero serviti alle banche per rientrare dell'esposizione nei confronti dello stato greco.

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La moneta unica imposta a stati con economie differenti permette che si generino dei flussi di denaro dagli stati poveri verso i più ricchi. Il meccanismo è semplice: nei paesi ricchi, dove il tasso di interesse è minore, le banche prendono dei prestiti per acquistare i titoli di stato dei paesi poveri, dove gli interessi pagati sono di molto superiori permettendo al primo di speculare sulle difficoltà del secondo; più l'uno è in difficoltà tanto più l'altro guadagna. Una volta che il debitore non è più in grado di pagare arrivano gli aiuti europei che anziché andare a risollevare una economia in difficoltà pagando stipendi e pensioni o con nuovi investimenti servono solo ed esclusivamente per pagare gli interessi alle banche. Proprio a causa di questi meccanismi i piani di rientro dell'UE, sempre secondo Tsipras, sarebbero stati inattuabili, perché è vero che per la Grecia era prevista una lievissima crescita per il 2016, ma a quale prezzo?

Le promesse e le richieste della Grecia. Sapendo benissimo, nonostante l'alto consenso referendario, di non potersi presentare a Strasburgo a mani vuote, il capo del governo greco ha riferito di voler mettere in atto le riforme necessarie alla Grecia al fine di accedere ad un ciclo virtuoso che le permetta di ripagare il debito contratto.

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Non considerando che quel percorso già da tempo sarebbe dovuto iniziare e che in ogni caso, al momento, le sue restano solo promesse, Tsipras ha parlato di ristrutturazione del debito e di nuovi fondi richiesti al Mes (Meccanismo europeo di stabilità); fondi che non gli saranno concessi se non a fronte di un credibile e sostanzioso piano di riforme che sono, ricordiamolo, il cuore del referendum al quale il popolo greco ha già risposto "no". Chi vincerà questo braccio di ferro non è prevedibile ma entro domenica, quando a Bruxelles si riuniranno i 28 stati membri, sapremo chi l'avrà spuntata. #Crisi economica #Unione Europea #Esteri