Ancora novità dalle ultime news sul caso Grecia arrivano in queste ore. Dopo l'annuncio a sorpresa del Governo greco sull'indizione di un referendum sulle proposte avanzate dai creditori internazionali è arrivata una controproposta last minute dal presidente J.C. Juncker, che chiede al premier ellenico A. Tsipras di sostenere la campagna elettorale per il SI (ovvero restare in Europa), in cambio però di alcune misure economiche da adottare oltre ad un piano di aiuti per la crescita e una ristrutturazione del debito.

La proposta Juncker a Tsipras: i contenuti della telefonata

La famosa proposta è stata esposta al Governo, secondo il quotidiano Kathimerin, in modo poco convenzionale, ovvero con una telefonata diretta tra Juncker e Tsipras.

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Per quanto riguarda i contenuti emersi dalla ricostruzione fatta da Reuters (giornale online), le linee principali dell'accordo sarebbero grosso modo quelle del piano avanzato dall'#Unione Europea già nella giornata di sabato (poco prima della lettura). Ovvero una rimodulazione dell'età pensionabile, in particolar modo sulle pensioni di anzianità; ed anche un aumento dell'Iva al 23% sui servizi turistici. La proposta però presenta anche delle aperture inedite quali: una riapertura sul dialogo relativo alla riduzione del debito greco e un piano per il rilancio della crescita economica che verrà finanziata da un fondo di 35 miliardi già messi in bilancio.

La risposta di Tsipras all'amichevole telefonata di Juncker

Dopo le prime notizie su un secco rifiuto del premier greco alle proposte avanzate da Juncker, le ultime news sulla Grecia parlano addirittura di una controproposta avanzata dallo stesso Tsipras, ovvero un piano di aiuti biennale finanziato dalla ESM, più comunemente detto fondo salva-stati, che dovrebbe garantire la liquidità alle finanze pubbliche versando circa 30 miliandi nei due anni spalmanti in circa 30 adempimenti.

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Nel frattempo il Governo fa sapere che non rimborserà nella giornata di oggi la tranche di debito di 1,3 miliandi dovuta all'FMI. Ciò non porterà in automatico al default ma ad una situazione di inadempienza. che porterà al blocco degli aiuti internazionali. Quindi mantenere la borsa e le banche aperte prima della data del 5 luglio (giorno del referendum) sarà molto difficile e questo clima di panico e di corsa agli sportelli certamente aiuterà la campagna per il SI più di qualsiasi annuncio dei leader europei. #Crisi economica