È iniziata la corsa dei repubblicani alla Casa Bianca. A quindici mesi dal voto con il quale gli americani sceglieranno il successore di #Barack Obama, la scorsa sera (le 3 del mattino in Italia), a Cleveland, i candidati repubblicani si sono affrontati nell’incontro televisivo organizzato dalla Fox News. Diciassette candidati in tutto, un numero insolitamente elevato che ha costretto la Fox a scorporare ed a trascinare in un dibattito pomeridiano i sette candidati meno in voga nei sondaggi. Un’occasione sfruttata da Carly Fiorina, ex capo di Hewlett Packard ‒ l’unico candidato donna e l’unico outsider della politica ‒ che secondo gli analisti è stata in grado di vincere nettamente l’incontro con gli avversari del pomeriggio.

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Il dibattito serale è stato invece definito dai giornalisti americani un Donald Trump Show: praticamente un’occasione persa, da parte dei giornalisti della Fox News e degli avversari, per dimostrare la mancanza di serietà della candidatura del magnate americano finora in testa ai sondaggi.

Su molti dei temi affrontati i candidati repubblicani si sono mostrati in sintonia. Un coro unanime si è levato contro la politica estera di Obama e contro l’accordo con l’Iran, contro l’Obama Care (la riforma del sistema sanitario nazionale che Obama considera il fiore all’occhiello della sua amministrazione) e a favore della lotta all’immigrazione clandestina. Tutti temi capaci, insieme agli strali contro lo Stato Islamico, di accendere la passione dell’elettorato repubblicano. Si è parlato poco di economia ma molto di politica estera e di bioetica.

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Si sa, il campo repubblicano è chiaramente anti-abortista, eppure diversi candidati hanno fatto di tutto per far apparire le loro posizioni particolarmente estreme. Tutti, poi, si sono schierati contro il sostegno di Obama alla Planned Parenthood, un’organizzazione a favore della legislazione abortista e dell’educazione sessuale.

Tirando le somme gli analisti sono concordi: Trump vince ‒ guadagnando seguito e attenzione sui social network più di chiunque altro ‒ ma perde punti in seno all’elettorato femminile; emergono John Kasich (governatore dell'Ohio) e Marco Rubio (senatore della Florida); non convince Jeb Bush, atteso come il candidato più solido ma ancora incapace di elaborare una dialettica con gli elettori che prescinda dalla sua “eredità dinastica”. La corsa, però, è ancora lunga, e la storia recente delle primarie ci ha regalato rivolgimenti imprevisti e sorprendenti. #Elezioni politiche #Esteri