La peggior crisi economica degli ultimi 25 anni, e un'atmosfera simile a quella di “Mani Pulite” in Italia minacciano di nuovo Dilma Rousseff, l'erede designata da Luiz Ignacio Lula, amatissimo presidente finito nel registro degli indagati per traffico di influenze e corruzione assieme ad un altro ex presidente: Collor de Mello, accusato di aver intascato tangenti per 7 milioni di euro in cambio di appalti legati alla Petrobras, la più grande industria del Paese. Uno scandalo, quello del colosso del petrolio, che investe oltre 50 politici e una ventina di imprese, della galassia della sinistra brasiliana, con il Partito dei Lavoratori, quello del presidente, in testa.

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Petrobras, l'inchiesta

L'inchiesta Petrobras è partita nel 2014 e per quantità di tangenti è  cento volte più grande di quella di Antonio Di Pietro. Il meccanismo è semplice: le aziende gonfiavano il prezzo degli appalti e l'eccedenza tornava indietro ai partiti sotto forma di tangenti e di finanziamento illecito ai partiti, che indirizzavano gli appalti. Solo dalle casse della Petrobras, secondo le stime della nuova dirigenza, sono andati persi 2,1 miliardi di dollari. La metà dei quali si è erosa sotto il controllo dell'ex direttore Paulo Roberto Costa, condannato a soli sette anni e sei mesi di prigione. In manette anche l'ultimo tesoriere del Pt (Partito dei lavoratori) Joao Vaccari Neto, braccio destro di Lula e José Dirceu, uno dei fondatori del Pt, ritenuto il burattinaio dello smistamento dei fondi alla politica.

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Quest'anno la Petrobras ha il bilancio in rosso,è la prima volta dal 1991.

Pagare tasse senza avere servizi: "politici ladri"

“La parte della popolazione vicina agli esponenti del governo guadagna molto più del resto della popolazione. Quello che sta accadendo è l'opposto di quello che dovrebbe fare la sinistra: il potere economico si sta sempre più concentrando nelle mani di pochi” si sfoga l'ingegnere Joao Luiz Garcia. Anche per questo qualcuno grida contro la Rousseff, azzoppata nel suo entourage ma non nella sua persona: “Voglio la Rousseff fuori dal Paese” grida Angela Tenorio al “Guardian”. Non abbiamo politici, ma ladri. Meglio che tornino le forze armate” prosegue la dottoressa. “Negli ospedali non ci trattano come persone ma come animali. Senza dimenticare quanto accade nel sistema dell'istruzione” ricorda Marcia Regina, insegnante di 55 anni che conclude: “Non si possono pagare le tasse senza avere servizi indietro”. Si conta che il 35 percento delle scuole non ha né fognatureacqua potabile all'interno delle sue strutture.

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Di nuovo in piazza

Le voci dei 500 mila manifestanti sono unanimi: da Rio de Janeiro a Brasilia, dalle spiagge di Copa Cabana a Belo Horizonte passando per el Salvador. Molti indossavano le maglie della nazionale verdeoro, forse per ricordare le proteste alla vigilia della Confederation Cup e del Mondiale di Calcio lo scorso anno. Un'onda di protesta ciclica e costante, che ha convinto la destra brasiliana a valutare l'impeachment. A marzo furono due milioni i brasiliani scesi in piazza per protestare. "Nei cortei ci sono scherzi e balli in maschera, ma non è il Carnevale" dice un manifestante in modo minaccioso.

Economia in picchiata, Pil inferiore a quello italiano

Difficilmente se si andasse ad elezioni la sinistra vincerebbe. Troppe promesse pre-elettorali disattese: come quella di non alzare i tassi di interesse del denaro per non “favorire le grandi banche”. Ma dall'inizio del secondo mandato della Rousseff ad oggi i tassi sono stati innalzati per sei volte consecutive. Non vanno meglio i dati sulla disoccupazione: salita al 13 percento. Una parabola discendente, quella intrapresa dal Brasile, che ha trasformato in pochi anni il Paese da "El Dorado" ad un paese sempre più povero ed in rivolta, dove le grandi multinazionali scappano e dove il prodotto interno lordo, che nel 2002 aveva superato persino quello della Gran Bretagna, oggi è inferiore persino a quello italiano e quest'anno calerà ancora dell'1.2 percento.  #Esteri