Donald Trump (nei sondaggi gode del 23,4% delle preferenze). Chairman di una ricca multinazionale, si è rivelato un candidato sopra le righe, capace di spiazzare tutti nel dichiarare di essere disposto a correre da solo in caso di sconfitta. I suoi avversari hanno cercato di metterlo in difficoltà, ma Trump si è difeso con astuzia, insistendo sui temi classici dell’antipolitica e sulla paura dell’immigrazione. Alla moderatrice che gli chiedeva conto di alcuni insulti misogini del recente passato (“grosse scrofe”, “cagne”), il Tycoon ha risposto: «Non ho tempo per il politically correct», e questo è forse stato l’unico momento in cui ha perso punti.

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Trump si è persino vantato di aver finanziato tutti i candidati repubblicani presenti al dibattito. Circostanza che i fact-checkers hanno subito smentito. Persino Hillary Clinton sarebbe stata aiutata.

 Jeb Bush – (12%). Fratello e figlio degli ultimi due presidenti repubblicani ed ex governatore della Florida, Jeb Bush era atteso come il più solido contendente di Trump. Nemmeno lui, tuttavia, è riuscito a tenergli testa, sebbene l’abbia accusato di voler dividere il partito e gli americani. Bush ha cercato di scrollarsi di dosso i fantasmi della “dinastia”: ha definito un errore la guerra in Iraq, ma ha anche affermato la necessità di un controllo più diretto della geopolitica del Medio Oriente.

 Scott Walker - governatore del Wisconsin (10,2%). Si è distinto però soprattutto nel ribadire le sue posizioni anti-abortiste: a esplicita domanda, ha risposto che le donne non dovrebbero avere accesso all’aborto nemmeno se la loro vita fosse in pericolo.

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 Mike Huckabee - ex governatore dell’Arkansas (6,6%). Il pastore evangelico verrà ricordato soprattutto per la proposta di riconoscere agli embrioni la tutela dei diritti alla vita da parte della Costituzione americana. Ha attaccato l’apertura agli omosessuali nell’esercito. Stravagante la frase «lo scopo dei militari è quello di uccidere persone e rompere cose».

 Ben Carson, chirurgo (5,8%). È l’unico candidato nero dei repubblicani. Neurochirurgo prestato alla politica, Carson è stato tra i più impalpabili, mostrandosi tal volta persino impreparato in politica estera.

 Ted Cruz – senatore in carica del Texas (5,4%). È il candidato ufficiale del Tea Party. Insieme a Donald Trump ha cavalcato l’onda dell’antipolitica, scagliandosi contro l’inefficienza e la corruzione del potere centrale di Washington.

 Rand Paul - senatore nel Kentucky (5,4%). È il candidato repubblicano più libertario. Si è autoproclamato “un repubblicano diverso”, e come tale pronto a difendere la privacy degli americani contro il programma di sorveglianza dell’agenzia NSA.

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 Marco Rubio - senatore in Florida (5,4%). Ha dalla sua l’età (appena 44 anni) e la promessa di interpretare al meglio le dinamiche economiche di questi anni. Deciso a dare smalto alla propria posizione pro-life, Rubio si è detto contrario all’aborto persino in caso di concepimento a seguito di stupro.

Chris Christie - governatore del New Jersey (3,4%). Ha dato vita a un acceso duello con Rand Paul a proposito dell’opportunità del NSA di sorvegliare i cittadini. Ricordando la sua esperienza di magistrato nella lotta al terrorismo all’indomani dell’11 settembre, Christie ha sottolineato l’importanza delle intercettazioni, e alla fine è uscito vincente dal duello.

John Kasich - governatore dell’Ohio (3,2%). È il candidato che più intelligentemente ha gestito Trump. Liberale e moderato, si è posto alla sinistra del partito. Ha dichiarato di essere appena stato a un matrimonio gay e ha illustrato le sue politiche in materia fiscale e di lotta alla povertà. #Elezioni politiche #Barack Obama #Esteri