Il centro di accoglienza per richiedenti asilo in provincia di Catania in cui era ospitato Mamadou Kamara, il 18enne ivoriano sospettato dell’omicidio dei coniugi di Palagonia Vincenzo Solano e Mercedes Ibanez, nei giorni scorsi è stato commissariato dal Viminale per una vicenda di appalti truccati.

Il commissariamento e la valutazione per la chiusura

Il commissariamento è stato deciso pochi giorni fa dal prefetto Mario Morcone, d’accordo con il ministro dell’Interno Angelino Alfano: è stata annullata la concessione al Consorzio che si occupa del centro, sia per evitare che questo venga chiuso, sia come monito perchè le  gare d’appalto siano regolari.

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Ora tuttavia, ha fatto sapere Maria Elena Boschi, ministro per i Rapporti con il Parlamento, è stata avanzata una richiesta alla Prefettura per la gestione della struttura e si valuterà se questa vada chiusa oppure no. Comunque ha detto la Boschi, l’intenzione è quella di riportare il centro ad una gestione ordinaria. La questione del Cara di Mineo rientra nella necessità sottolineata dal ministro, che l’Italia migliori la rete di accoglienza al suo interno.

Intanto è scontro politico tra Alfano, l’ex ministro dell’Interno che ha aperto il Cara di Mineo e attuale Governatore della Lombardia Roberto Maroni e il segretario della Lega Nord Matteo Salvini: il titolare del Viminale ha definito il centro d’accoglienza voluto dal Carroccio un gran “bidone” dato alla Sicilia e alla sua popolazione, il maggiore c’entro d’accoglienza in Europa per il quale la Lega dovrebbe scusarsi con i siciliani.

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Un secondo indagato per l’omicidio di Palagonia

Nel frattempo proseguono le indagini sull’omicidio di Palagonia. Praticamente da subito si è escluso che il presunto assassino dei signori Solano abbia fatto tutto da solo – sgozzare Vincenzo nel sonno, poi spingere Mercedes giù dal balcone dopo aver abusato di lei, come si è scoperto, e rapinare le vittime –.

Ora è indagato per complicità nell’omicidio Mouhamed Camara, un cittadino maliano di 23 anni, anche lui ospite del Cara di Mineo come Mamadou Kamara. Rimane però a piede libero.

Le autorità hanno effettuato su di lui un’ispezione personale e hanno verificato che certamente la notte del 30 agosto, la notte del delitto, l’ivoriano l’aveva chiamato con il proprio cellulare, ma la posizione del maliano è ancora da chiarire. Non è esclusa nemmeno la compartecipazione di complici esterni al centro, forse italiani, che avrebbero indicato ai responsabili materiali del crimine la villa dei due pensionati abituati alla beneficenza. Anche nei confronti degli ospiti del Cara di Mineo.

 

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