Si ritroveranno domani e domenica 6 settembre, a Bologna, gli aderenti all’Assemblea dei comitati territoriali della Legge di Iniziativa Popolare per una Buona #Scuola e i partecipanti all’Incontro nazionale di mobilitazione della scuola. Due giorni intensi, con la presenza di migliaia di persone nel capoluogo emiliano, e di storie che si intrecceranno, piene di interrogativi, ansie, valigie da preparare, partenze e timori.

Circa sedicimila i docenti che nella notte tra l'uno e il due settembre hanno ricevuto la mail con l'assegnazione di una nuova sede; almeno settemila, è la stima, quelli che saranno costretti a emigrare.

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Le storie

Come Sara Russo, napoletana, 39 anni, da 10 insegnante con incarico annuale, in graduatorie a esaurimento. “Non siamo stati mai immessi in ruolo -dice Russo -. E adesso mi hanno spedito a Milano. Ho in curriculum master, perfezionamenti, tre lauree. Non bastano? No. Ci costringono a lasciare il Sud, che avrebbe bisogno di essere aiutato, valorizzato, invece così viene ulteriormente impoverito, anche di risorse. Al presidente Renzi che dice che ci piangiamo addosso, io che sono del Sud rispondo che non piango, che voglio restare qui, che è anche per dare una mano alla mia terra che ho fatto sacrifici, ho studiato, mi sono impegnata”. E invece? “Invece dovrò organizzarmi, trasferirmi con la prospettiva di uno stipendio misero e sarò costretta a chiedere aiuto anche alla mia famiglia.

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E' una buona scuola questa? E' giustizia? E se ogni anno ho ricevuto l'incarico qui, perché adesso non posso averlo più? Dov'è finito quel posto?”.

Di storie come quelle di Sara ce ne sono tante. “Basterebbe leggerne qualcuna, nelle stanze del Miur, alla ministra, a Renzi – si sfoga una precaria sul web -, per capire la portata del dramma, perché di dramma si tratta, altro che salvezza come stanno dicendo loro”.

I nuovi emigranti

Un'altra docente che in queste ore sta immaginando con apprensione il suo futuro è Francesca Bifulco, della provincia di Napoli. Insegnante, prossima alla separazione e con due figli, di 5 e 6 anni. “I miei figli non solo devono subire i disagi di una separazione ma in un momento già tanto delicato per la loro crescita, devono anche rischiare che la madre si allontani da loro per poter lavorare – racconta Francesca -. Ai danni economici aggiungiamo quelli psicologici. Mi hanno destinata a Milano, anche se come insegnante di sostegno avevo incarichi a Napoli, da circa 3 anni. Si prospetta addirittura la possibilità di prendere spezzoni di cattedra per dare la possibilità a colleghi di non 'espatriare', una rete di solidarietà tra di noi, accontentandoci di pochi spiccioli.

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A questo ci riducono e ci vengono a dire pure che è un capriccio il nostro”.

Diritti acquisiti

Le voci sono veramente tante. E tutte chiedono il rispetto di diritti acquisiti negli anni, con studi regolari, esperienze nelle scuole, supplenze e precariati. Non regali né concessioni ma solo rispetto. Come nel caso di Ornella Costabile, 37 anni, due lauree, specializzazioni, master, perfezionamento, da 7 anni incarichi a tempo nelle graduatorie di Napoli, oltre a una gavetta fatta in scuole private. Anche lei mamma, di due bambini piccoli. “Sarò costretta ad andare a Milano. Costretta a fare questa domanda per avere il ruolo. A Napoli i posti c'erano, ci sono sempre stati ed eravamo tranquilli che l'assegnazione avrebbe seguito una logica. Invece ci mandano fuori, con prochissimo preavviso, nessuna certezza. I bambini non li posso portare con me, mio marito lavora in Campania, come faremo? I bambini subiranno uno stress psicologico, che si ritorcerà su di me. Allora, chiedo, con quale serenità pensano di farci lavorare? Nella scuola ci sto, l'ho scelta, ho speso tanto, è ciò che voglio fare, io non devo ringraziare il #Governo per me è un diritto lavorare, mentre è anticostituzionale non preservare la famiglia. E' così che pensano di mettere in moto l'Italia?” #Matteo Renzi