A poco più di due settimane dalle elezioni, la Grecia rischia un nuovo stallo. Secondo le ultime proiezioni dei maggiori istituti demoscopici, la terza negli ultimi otto mesi, nessun partito riuscirà a conquistare i 150 scranni necessari per portare la Grecia fuori dalla crisi. Gli ultimi sondaggi evidenziano la salita di Nea Democratia, il partito dell'ex premier Antonis Samaras, oggi nelle mani di Evangelos Meimarakis, incaricato all'internim prima del congresso dei conservatori. Secondo l'istituto GPO Nea Democratia godrebbe del 29 percento dei consensi, contro il 28,7 percento di Syriza del premier uscente Alexis Tsipras. Soglie infinitesimali, che mostrano però il calo dei consensi per Tsipras, che dalle elezioni di gennaio ad oggi ha perso oltre 8 punti percentuali: la metà dei quali confluiti in Unione Popolare, ex ala massimalista di Syriza guidata dall'ex ministro Panagiotis Lafazanis, che galleggia sulla soglia di sbarramento del percento.

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Altri esodi si registrano nell'ala moderata di Syriza, per nulla soddisfatta di come il premier Alexis Tsipras abbia condotto la trattativa con la Troika, necessaria per non far fuoriuscire Atene dall'Eurozona e per far giungere nelle casse pubbliche 86 miliardi di aiuti. Era lo scorso 25 gennaio quando all'indomani del successo alle urne il leader di Syriza: “Il popolo ha scelto la fine dell'austerity”. Ma quelle parole hanno dato pochissimi frutti.

Necessario un dialogo

Se in questa fase, quella della campagna elettorale, sia Alexis Tsipras che Evangelos Meimarakis non si risparmiano bordate reciproche, alla chiusura delle urne, allo stato attuale delle cose i due dovranno certamente dialogare e impastare una grande coalizione, necessaria per portare avanti i patti stabiliti con la Troika.

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Un tavolo a cui potrebbero partecipare anche i socialisti del Pasok (6 percento) e i centristi di To Potami (il Fiume) condotto dall'ex giornalista Stavros Theodorakis, convinto che sia necessario seguire la Troika ma anche che siano necessarie profonde riforme. Anche To Potami si attesta 6 percento. In ogni caso, secondo le maggiorni proiezioni, Tsipras uscirà malconcio, visto che ha sempre definito i suoi interlocutori i “servi della Troika”. Impossibile invece il dialogo con i comunisti del Kke, (6 percento)i neonazisti di Alba Dorata (7 percento) e gli indipendentisti di Anel, stampella del primo governo Syriza ma che rischiano seriamente di non entrare in Parlamento.

Elezioni anticipate, un boomerang per Tsipras?

La scelta di chiamare elezioni anticipate per Tsipras potrebbe essere quindi un errore, che consegnerà ad Atene una chiara maggioranza. A decidere, come sempre, saranno gli indecisi: stimati al 12 percento. Saranno loro a muovere l'ago di una bilancia da un lato o l'altro della (nuova) grande coalizione greca. #Esteri