Sorride il Partito Democratico quasi al gran completo. Insorgono le opposizioni che promettono comunque battaglia al prossimo round. La riforma della Costituzione prosegue sotto il fuoco incrociato, i veti, i veleni e le accuse delle forze politiche. Un clima antitetico allo spirito unitario che condusse nel 1948 i padri costituenti ad approvare la Carta, pilastro della nuova Italia. A vincere è ancora un volta Matteo Renzi, sempre più a suo agio nel ruolo di leader assoluto. Un equilibrista capace di far rientrare alla base la minoranza #Pd e, al tempo stesso, di calamitare decine di voti esterni alla maggioranza. Uno strapotere che in pochi - nemmeno Silvio Berlusconi nei suoi picchi da premier accentratore - possono dire di aver conosciuto.

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Il tutto con la benedizione di Giorgio Napolitano definito non a caso dal ministro che ha prestato il nome al ddl, Maria Elena Boschi, il vero padre della riforma costituzionale. Proprio l’ex Capo dello Stato, intervenendo in Senato, ha invitato tra le righe a sposare il progetto di Renzi: “La riforma non è certamente perfetta, ma l’alternativa era restare inchiodati a tutte le distorsioni e storture, se penso alle tante occasioni perdute ne colgo la causa in una defaticante ricerca del perfetto o meno imperfetto”.   #Governo #Matteo Renzi