Quello tra Berlusconi e Napolitano è stato senza dubbio il rapporto più turbolento almeno negli ultimi dieci anni di vita repubblicana. Lo strapotere dell’ex presidente del Consiglio ha nei fatti trovato sempre uno scoglio nel vecchio inquilino del Quirinale. Una conflittualità che è proseguita anche all’indomani dell’abbandono (per uno forzato, per il secondo naturale) dalle scene politiche. Berlusconi non ha mai dimenticato l’eclissi nel 2011 del suo ultimo #Governo. L’ex Cavaliere ha da sempre accusato Napolitano di essere stato il regista di quel naufragio e della conseguente scelta di affidare a Mario Monti il rilancio della legislatura.

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Da qui l’etichetta di golpista affibbiata all’ex Capo dello Stato e mai disconosciuta dal presidente di Forza Italia. Un’accusa anzi confermata nel tempo e rievocata, tra i banchi di Palazzo Madama, in occasione dell’approvazione del ddl Boschi. In coincidenza dell’intervento di Napolitano, i seguaci di Berlusconi hanno lasciato l’aula in segno di dissenso con colui che è considerato “il responsabile delle dimissioni del 2011”. A conclusione del discorso Napolitano, da par sua, ha preso carta e penna per scrivere una missiva diretta al capogruppo forzista, Paolo Romani: “Ho letto attribuite a Berlusconi parole ignobili, che dovrebbero indurmi a querelarlo [...], se non mi trattenesse dal farlo un sentimento di pietà verso una persona vittima ormai delle proprie, patologiche, ossessioni”. #Silvio Berlusconi #Giorgio Napolitano