Il 29 ottobre inizierà il congresso di Radicali Italiani che, il primo novembre, potrebbe segnare una svolta. La sensazione è che non ci saranno mediazioni, mozioni di svariate pagine o spartizione delle cariche fra le due anime del movimento. Oltre a divisioni fra "pannelliani" e chi vorrebbe guardare oltre, senza mettere Pannella in una teca, le settimane che precedono l’appuntamento di Chianciano stanno evidenziando scontri anche personali. Sullo sfondo, la candidatura di un giovane che potrebbe convogliare i voti di chi non appartiene al "team" Bernardini né a quello Federico.

Un congresso vero

Sono almeno tre anni, da quando Marco Pannella definì "il nulla" il congresso allora in corso di Radicali Italiani, che la resa dei conti è latente.

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Il lavoro sui fianchi, con stilettate e accuse di incompetenza che gran parte del gruppo dirigente ha lanciato nel corso del tempo al tesoriere Valerio Federico, cui quest’ultimo ha cercato di replicare coi fatti a volte con successo a volte meno, sembra essere terminato. La linea politica seguita dalla segreteria di Rita Bernardini, in simbiosi coi dettami di Pannella e del Partito Radicale che ha puntato tutto su amnistia, cannabis terapeutica, dialogo col Papa per "aiutarlo a riformare la cristianità", diritto umano alla conoscenza e le tesi di Matteo Angioli su ragion di Stato contro Stato di diritto, sarà giudicata senza mezzi termini.

Partito transnazionale vs partito "della fontanella"

E non potrebbe essere diversamente, dato che uno dei motivi di disaffezione fra radicali ed ex, risiede proprio nell’ambiguità di un movimento diviso, nell’organigramma, su come e cosa si possa o non si possa fare.

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L’ombra del Partito Radicale e di statuti che si intrecciano pur coinvolgendo associazioni composte spesso dalle stesse persone che animano Radicali Italiani, si staglia sull’azione di chi, ad esempio, pensa che dal locale si possa giungere al transnazionale, a cui si replica con sberleffi tipo "il partito della fontanella". Sui social network, le spaccature e i toni accesi sono ulteriormente in evidenza: da chi getta ombre sull’asta di cimeli voluta dal tesoriere, a chi denuncia la frustrazione della militanza fino alla figura di Emma Bonino, da alcuni presa ad esempio, da altri trattata con distacco in adesione alle "scomuniche" di Pannella, che per qualcuno ha ragione a prescindere.

Verso tre candidature?

Questi alcuni dei motivi per cui Valerio Federico, Radicali Roma, Milano e altri facenti parte di realtà territoriali, non potranno esimersi dal contrapporre alla mozione della Bernardini un testo alternativo. Senza magari ritirarlo, come accaduto lo scorso anno, quando si preferirono compromesso ed  emendamenti.

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Una terza via sarà garantita dalla candidatura a segretario di Mattia Da Re. Giovane veronese che propone una rivoluzione a partire dall’abbattimento delle quote d’iscrizione, passando per la momentanea fuoriuscita dalla galassia radicale, ovvero dall’ombra del Partito Radicale Transnazionale. Soggetto che, viene ricordato, non è nella sua legalità statutaria per via del congresso atteso da almeno tre anni, con un segretario in carica ma irreperibile come Demba Traoré. Un progetto, quello di Da Re, che chiama in causa la rete, coinvolge le associazioni locali o tematiche, e apre il movimento a idee fino a oggi ritenute aliene, tra cui la possibilità di presentare il simbolo di Radicali Italiani alle elezioni. Tutti ottimi argomenti per chi non vuole schierarsi coi "pannelliani" o con "il nulla".    

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