Mentre è in corso il Congresso di Radicali Italiani è utile soffermarsi su alcuni temi emersi nel corso del dibattito in Quarta Commissione (Antiproibizionismi & legalizzazioni subito!) inerenti aspetti poco indagati della legge proposta dall’Intergruppo Cannabis Legale e calendarizzata alla Camera. Premesso che ogni legalizzazione è sempre foriera di emersione di fenomeni sommersi e di denari sottratti alla criminalità organizzata (è stato così anche per le scommesse) sussistono alcune criticità che rischiano di vanificare almeno in parte il lavoro svolto dall’Intergruppo promosso da Benedetto Della Vedova.

Cannabis, lavoro e guida

Un’altra premessa si rende necessaria per spiegare il senso delle problematiche connesse alla guida di veicoli e al mantenimento della propria serenità lavorativa.

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Il Thc, ovvero il principio attivo della cannabis, resta in circolo nell’organismo per un periodo di oltre un mese, nel caso dei consumatori abituali, o comunque nell’ordine di alcuni giorni per chi ne fa uso saltuario. Ciò, in assenza di interventi non necessariamente normativi, rischia di rendere la legalizzazione un fenomeno ad appannaggio esclusivo di disoccupati e persone che non guidano o di minorenni in grado di aggirare i divieti. Il perché di questo paradosso è spiegato con il mantenimento di tutte le misure antidroga ad oggi vigenti sia a livello di codice della strada che di rapporti di lavoro. Quindi, se in un’azienda un dipendente fosse costretto a sottoporsi ad analisi e avesse assunto cannabis qualche giorno o settimane prima, resterebbe passibile di ripercussioni. Stesso discorso per quel che riguarda l’omicidio stradale e in genere le aggravanti connesse al consumo di cannabinoidi non necessariamente a ridosso dell’eventuale incidente procurato; è sufficiente infatti che le analisi diano esito positivo e il gioco è fatto.

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Dubbi confermati e un suggerimento

Dubbi che abbiamo sottoposto all’attenzione di Carmelo Palma, esperto in tematiche antiproibizioniste e attivo in una collaborazione con l’Intergruppo, intervenuto in Quarta Commissione assieme a Benedetto Della Vedova e Carla Rossi, con il coordinamento dei lavori affidato a Marco Perduca. Palma ha confermato che non è stato possibile intervenire in direzione tale da superare le criticità esposte, per via di ostacoli legislativi e burocratici nell’armonizzare il tutto. Questo in particolare per quanto riguarda i rapporti di lavoro, in un contesto che (così come nello stesso omicidio stradale) tende sempre e comunque a penalizzare i consumatori di cannabis rispetto a quelli di alcool. Eppure la soluzione forse sarebbe alla portata, neppure tanto complicata e a volte le cose più semplici sono anche le più giuste: assieme alla legalizzazione, infatti, sarebbe sufficiente spostare la cannabis (non solo quella medica come avvenuto) dalla tabella A delle sostanze stupefacenti ed equipararla agli alcoolici.

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Un suggerimento che ci permettiamo di fare all’Intergruppo, per una tesi pure emersa in un colloquio che abbiamo avuto con un militante radicale al Congresso di Chianciano.

Un’insidia e i tempi

Altra insidia per la cannabis legale è l’attivismo di Beatrice Lorenzin, ministro della Salute che sta provando a reintrodurre il concetto di modica quantità, finalizzato a mantenere un sistema di repressione per chi andasse oltre. Un passo indietro da evitare ma che già sarà sufficiente a dilatare i tempi di un dibattito parlamentare che, secondo Della Vedova, entrerà nel clou solo in primavera. #Governo #Matteo Renzi