Sindaco di Verona, ex Lega Nord, fondatore del partito politico "Fare!". Stiamo parlando di Flavio Tosi, politico veneto che nella giornata di ieri ha fatto parlare di sé per un post sulla sua pagina Facebook.

Il post incriminato

Tosi, alle 18 precise, annuncia che: "Chiederemo la modifica dell'Italicum proponendo che solo chi è stato amministratore locale possa diventare parlamentare. Non è più accettabile che i cittadini, a Roma, vengano rappresentati da persone senza alcuna esperienza sul territorio. Per ricoprire un ruolo di quella importanza servono competenza e preparazione, non ci si può improvvisare. È un passaggio fondamentale affinché gli italiani recuperino rispetto e fiducia nelle istituzioni".

I commenti alle sue parole sono dei più disparati.

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A parte chi ne approfitta per chiedere un commento sulla partita del Verona, troviamo da un lato chi gli dà ragione senza argomentare ulteriormente o chi propone qualche piccola modifica per allargare il bacino di coloro che si possono candidare; dall'altro chi, come Franco, fa notare che "essere (stato) amministratore locale non garantisce preparazione o esperienza alcuna. Quanti amministratori hanno fallito o addirittura pur eletti non hanno portato alcun contributo alle cittadinanze", o chi come Ivan afferma che in questo modo ci si troverebbe nell'assurda situazione in cui un consigliere comunale di un piccolo paese avrebbe la possibilità di candidarsi mentre un laureato in scienze politiche - o comunque persone molto competenti in generale - no.

Il problema principale è l'incostituzionalitá

Se l'idea in sè può essere oggetto di valutazione di merito in base alle proprie opinioni personali, c'è un aspetto che non si può ignorare.

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Salta subito all'occhio a molti, infatti, come la proposta vada palesemente contro l'art. 51 della Costituzione, il quale afferma solennemente che: "Tutti i cittadini dell'uno o dell'altro sesso possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza", aggiungendo alla fine l'espressione "secondo i requisiti stabiliti dalla legge".

Il diritto all'elettorato passivo, ovvero il diritto a potersi candidare alle elezioni, è quindi costituzionalmente protetto. L'espressione finale non deve essere intesa come assoluta libertà della legge di poter stabilire i requisiti necessari, in quanto in ogni caso essa deve rispettare non solo il principio costituzionale di eguaglianza - sancito all'articolo 3 e riaffermato nell'articolo 51 - ma anche il diritto dei cittadini a poter diventare rappresentati del popolo in Parlamento. In poche parole: non può essere approvata una legge secondo la quale possono diventare parlamentari soltanto coloro che si chiamano Flavio e hanno i capelli neri.

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Non sarebbe possibile perchè andrebbe a limitare fortemente la libertà ed il diritto di tutti i cittadini all'accessibilità a cariche elettive.

Allo stesso modo una modifica all'Italicum come proposta dal sindaco Tosi sarebbe dichiarata incostituzionale, perchè limiterebbe questo diritto e andrebbe anche a intaccare il principio costituzionale della rappresentanza politica. Proviamo a  chiederci: quanti sono coloro che sono stati amministratori locali? La risposta è scontata ma particolarmente importante, ovvero molto pochi rispetto agli oltre 47 milioni di aventi diritto al voto (con un conseguente numero molto simile di cittadini aventi la possibilità di presentarsi alle elezioni). Basti pensare, infine, che per poter far considerare legittime le cosìddette "quote rosa" dalla Corte Costituzionale si è dovuto ricorrere ad una modifica aggiuntiva dello stesso art.51.

Il sindaco Tosi, forse, dopo questa figuraccia, farebbe meglio a rileggersi la Costituzione prima di fare ulteriori proposte. Un dubbio però sorge: che sia solo in cerca di visibilità? Se così è, lo scopriremo presto. #Costituzione italiana #Elezioni politiche #Lega Nord