Dopo lo shock e lo sconcerto per quello che è accaduto il 13 novembre 2015 a Parigi, una data che sicuramente segnerà profondamente la nostra storia così come fu per l’11 settembre 2001,  tutto il mondo occidentale si interroga su quali siano le strategie e le finalità di queste persone. Resta inconcepibile come si possano uccidere centinaia di persone in nome di una credenza, di una fede, estremizzata e ridotta alla follia.

Cosa spinge un ragazzo di venti anni a farsi esplodere causando la morte di vittime innocenti, la cui unica colpa è quella di trovarsi al posto sbagliato nel momento sbagliato. Saggi, temi, aforismi, pensieri di tutti i tipi, espressi da personalità varie, hanno inondato i social network e la rete.

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Ma è importante soffermarsi su un aspetto in particolare. Un aspetto inquietante e che fa riflettere. Parliamo dei cosiddetti foreign fighters.

Innanzitutto chi sono: non è facile inquadrarli in un unico schema. Infatti, Il nutrito ed esperto commando di jihadisti era composto non solo da cittadini francesi, ma anche di altre nazionalità. Sono cittadini europei che decidono di arruolarsi nelle file dell’Isis. Questa è un’arma molto potente nelle mani dello Stato Islamico. La disperazione, o la ricerca di uno scopo nella propria vita, spinge taluni aspiranti jihadisti a compiere questo passo. Se agli occhi dei più resta un passo inconcepibile, ingiustificabile, sono già tanti coloro che hanno deciso di farlo. Basti pensare che dalla Francia sono già partiti 1300-2000 combattenti. Proprio il paese transalpino è il maggiore esportatore di queste persone.

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Dal Belgio ( maggiore esportare in base al numero di abitanti) ci sono state ben 450 partenze. Dalla strage di venerdì si sono avuti degli indizi sconcertanti. Accanto a due dei kamikaze sono stati trovati un passaporto siriano e uno egiziano; altri tre terroristi sono stati identificati come cittadini belgi, un altro attentatore identificato come un cittadino francese di 20 anni. Tutto ciò testimonia un cambiamento di strategia dell’Isis. Infatti, se prima preferivano che ad agire fossero “i cani sciolti”, adesso hanno intuito un nuovo punto di forza: se guidati, istruiti dalla centrale del terrore, attraverso i suoi tentacoli che arrivano in tutto il mondo, gli attacchi possono essere molto più letali. Tutto questo si muove attraverso internet, luogo che offre una quantità di informazioni e disponibilità inimmaginabili. Nascosti da vari accorgimenti, come ad esempio l’utilizzo del “deep web”, posto dove avvengono le maggiori azioni illegali in rete, essi riescono a smuovere un moltitudine di individui che sperano così di riscattare la loro esistenza.

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Sicuramente per quanto riguarda internet cambieranno alcune cose. La nostra libertà sarà un po’ modificata, a cominciare dai social network come Twitter. La forza di questi terroristi sembra dunque essere proprio questa. Individuare persone disperate, disposte a tutto, arruolarle e affiancarle a professionisti del terrore (come venerdì) che hanno combattuto in un teatro di guerra così violento come quello siriano e che parlano perfettamente le lingue dei Paesi europei in cui vivono e nelle cui società si sono ben integrati. #terrorismo #Parigi