Anche dai romanzi è possibile imparare qualcosa sul mondo musulmano e sulla serena coesistenza tra culture e religioni. ‘Il sogno di Safiyya’ scritto dal giornalista Nuccio Franco, è una storia vera, nata da una esperienza e una conoscenza diretta di personaggi che esistono nella realtà. “Sono stato un grande appassionato del medio oriente e mondo islamico – racconta Franco -, una passione nata casualmente leggendo la saggista britannica Karen Armstrong. Quello che mi ha colpito molto dell’#Islam è la complessità storica di questo mondo a partire dai quattro califfi ben guidati, il trasporto spirituale nel vivere il proprio cammino di fede, il fatto che nell’Islam delle origini le donne partecipavano attivamente alla vita politica della comunità, e anche che il fedele vive la propria esperienza di fede senza tramite come nella nostra religione. Ho continuato ad approfondire e ho pubblicato anche un saggio qualche tempo fa”.

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Distinguere

Quando accadono eventi come in Francia, dico sempre che il terrorismo è terrorismo e non Islam, il Corano stesso dice che il #terrorismo è miscredenza. Jihad dovrebbe essere lo sforzo personale e collettivo di un musulmano di professare la propria fede mentre per i terroristi è guerra all’occidente. C’è da dire che dell’Islam oggi si ha una conoscenza scarsa, a causa di un’insistenza mediatica che tende a evidenziare solo determinati tratti della personalità dei musulmani, molto spesso non attinente alla realtà dei fatti. Secondo molti, essi sarebbero una massa di terroristi, maschilisti e retrogradi, idea che fa poca fatica ad affermarsi in una cultura come la nostra, a causa del disinteresse diffuso”.

'Islamofobia'

Per Nuccio Franco, dunque: “Di fronte a questo scenario poco rassicurante, aumentano le paure ed i luoghi comuni. I musulmani, in particolare, sono visti con timore e sospetto in quanto ‘diversi’ e violenti per definizione fino a scatenare un timore irrazionale. Ciò fino a configurare secondo alcuni autori, una nuova forma di antisemitismo, aggiornato e corretto, adeguato alle mutate condizioni storiche e sociali. L’islamofobia diventa così un incontrollato prodotto della paura che coinvolge grandi settori della società e che alimenta una sorta di precarietà nel rapportarsi con l’altro. Alla base di tali comportamenti, oltre ad un elevato grado di ignoranza, vi è un timore diffuso, probabilmente alimentato ad arte da alcuni settori della società, che paventa una possibile islamizzazione dell’Europa, l’insorgere del fondamentalismo anche all’interno dei confini nazionali, la minaccia del terrorismo cui si aggiunge una paura di non essere più culturalmente puri, di essere in un certo senso contaminati”.

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Invece? "Credo che queste persone abbiano molto a che fare con affari e situazioni che trascendono la religione che è soltanto un modo per caratterizzarsi in un modo, urlare Allah Akbar! mentre si spara è voler far credere una certa cosa alle persone, mentre sotto ci sono lobby, potentati. Il Corano ammette e riconosce solo ed esclusivamente la guerra di difesa e non di attacco, e questa deriva fondamentalista è pure dovuta a uno stato di necessità di kamikaze che assicurano una serenità economica alle proprie famiglie. L’#Isis può arrivare a pagare un adepto fino a 300 dollari al giorno quando un poliziotto iracheno li guadagna in un mese”.

Il sogno

Il sogno di Safiyya - conclude Franco - ha voluto rappresentare una sorta di provocazione, un lavoro visionario, dove i tre personaggi attraverso il confronto reciproco riescono a trovare una sintesi alle diverse culture dando valore alle persone, alla loro essenza, questo è il sogno, il superamento delle barriere mentali che ogni giorno ci impediscono di comprendere e tollerare. Un punto di equilibrio dei personaggi con una speranza comune dove un palestinese e un ebreo possono tenersi per mano. Dialogo, confronto, comprensione. Meglio essere ignoranti che avere una scarsa o parziale conoscenza delle cose che fa più danni dell’ignoranza stessa”.

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