A marzo scorso aveva detto: se parlo io crolla il Parlamento. Pochi giorni fa qualcosa lo ha raccontato a un militare dell’arma e a un magistrato incaricati di raccogliere le sue dichiarazioni per conto della commissione parlamentare di inchiesta. E il contenuto di quella conversazione è stato secretato. Ma qualche particolare pure è trapelato. Come quello relativo alle armi utilizzate dalle Br per il rapimento di Aldo Moro che sarebbero state fornite dalla Ndrangheta.

'Non è possibile'

Come è possibile? A via Fani le armi erano residuati della seconda guerra mondiale”. A dirlo è Sandro Provvisionato, giornalista, in quegli anni nel pool costituito dall'Ansa per seguire ogni istante del rapimento Moro.

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Provvisionato ha continuato, poi, a occuparsi nella redazione Cronaca della prima agenzia italiana, di #terrorismo e di rapimenti, come quello di Cirillo. “Nel caso Cirillo – dice Provvisionato - lui ebbe un ruolo fondamentale, mentre la vicenda di via Fani, per alcuni aspetti, presenta ancora lati oscuri tanto è vero che è stata costituita l’ennesima commissione d’inchiesta per fare luce”. Intanto, un po’ di luce, Sandro Provvisionato e Stefania Limiti l’hanno fatta con il libro 'I complici. Il patto segreto tra Dc e Br' edito da Chiarelettere.

L'agendina

Già nel 2003, Vladimiro Satta, nel libro 'Odissea nel caso Moro' riportava dichiarazioni che escludevano che la criminalità organizzata avesse potuto individuare le Br. Certo, la storia personale e criminale di Cutolo incide fortemente sui fatti di cronaca e, molto probabilmente, sulla politica di quegli anni.

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Si parla spesso dei suoi contatti con i Servizi. Gianmaria Roberti, direttore de il Desk, ricorda in suo articolo l’esistenza di un’agendina trovata addosso a Cutolo quando fu arrestato nel suo rifugio segreto di Albanella. Agendina poi sparita. Doveva essere molto importante perché, rimarca Roberti, conteneva nomi e riferimenti che costituivano la prova delle relazioni tra Cutolo e le istituzioni.

Fanatismo

Un’altra possibile interpretazione delle recenti dichiarazioni dell’ex capo della Nco, la dà Bruno De Stefano, lunga esperienza di cronista di nera e numerosi #Libri pubblicati sui fenomeni criminali, tra cui ‘101 storie di camorra che non ti hanno mai raccontato’, nel quale parla anche di Cutolo: “Non è nuovo a queste uscite, lui aveva già raccontato questa storia – ricorda il cronista -. Ma Moro è stato rapito nel ’78 e lui in quell’anno non aveva ancora tutta questa potenza da farlo diventare interlocutore obbligato della politica, cosa che invece è accaduta per il caso Cirillo. Non dico che siano millanterie ma lui ci ha abituati a questo tipo di esternazioni. Ha 74 anni e forse poteva godersi la famiglia già tempo fa se avesse collaborato con la giustizia, che senso ha farlo adesso? Mi chiedo che utilità può esserci per lui che, peraltro, si era pentito nel ’94 poi all’improvviso cambiò idea dicendo ‘le mie donne mi hanno detto di non farlo’. Cioè la moglie e la sorella, mentre secondo l’allora procuratore Roberti sarebbero stati i servizi segreti a fermarlo. Cutolo oggi è nell’oblio più totale, allora – azzarda una ipotesi, De Stefano -, può essere l’effetto del fanatismo del personaggio per uscire dal buio in cui si trova. Potrebbe essere un tentativo di tornare sotto i riflettori”.

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Nessun pentimento

Di sicuro Cutolo non avrebbe rilasciato delle dichiarazioni per avviare un rapporto di collaborazione. A dirlo è la moglie dell'ex boss, Immacolata Iacone, per il tramite dell'avvocato penalista avellinese Gaetano Aufiero, che da anni segue la famiglia. Una nota fatta divulgare per precisare, sostanzialmente, che nessuna richiesta è stata avanzata da Cutolo o dai suoi familiari per attenuare il regime del 41 bis.

Al di là delle rivelazioni di Cutolo, però, non si può evitare una amara riflessione: buona parte dei soggetti più o meno protagonisti di quella triste pagina della storia italiana, non ci sono più e, con loro, sono andate via alcune verità. #Mafia