Il governo di Tobruk rende noto, attraverso un comunicato stampa diffuso su Facebook e Twitter, l’avvistamento di alcuni mezzi navali italiani avvistati nelle loro acque territoriali nella giornata di ieri. “Un atto contrario a tutti gli accordi ratificati dall’Onu”, afferma il #Governo libico che “non esiterà a proteggere le sue frontiere e la sua sovranità territoriale”. Il primo provvedimento è stato preso ieri in tarda serata, quando alcuni caccia militari libici sono stati fatti decollare, come affermato dal capo di Stato maggiore libico Saqr Geroushi.

Roma smentisce subito

Le presunte navi farebbero parte delle unità impegnate nel controllo dell’arrivo di migranti sulle nostre coste, messe in campo dai Paesi Ue.

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Secca la smentita della Difesa italiana che ribadisce l’assenza nelle acque libiche delle Unità italiane di ‘Mare Sicuro’ predisposte per l’assistenza ai migranti, e quelle di Eunavformed, missione europea che controlla il flusso migratorio che attraverso la Libia raggiunge via mare l’Italia.

Una notizia che però non fa passare in secondo piano l’evento drammatico accaduto, proprio nelle ore precedenti, sempre in territorio libico. Il cimitero cattolico di Tripoli, Hammangi, che accoglie i resti di circa 8000 italiani, è stato devastato. Lo ha annunciato Giovanna Ortu, la presidente dell’Associazione italiana Rimpatriati della Libia (Airl). Un episodio di inciviltà e che rimarca la tragicità della situazione in territorio libico, come asserisce la presidente.

La situazione dei libici desta più preoccupazione

Continua l’Ortu: “Grazie a Dio non abbiamo bisogno di tombe materiali per pregare in ricordo di quei morti, ci piace ricordare la liunga tradizione di rispetto fra le diverse religioni che ha caratterizzato la nostra vita laggiù”.

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Dopotutto la forte preoccupazione per i cittadini libici in vita, sembra imporsi sulle preghiere per i defunti, come giustamente nota Giancarlo Consolandi, presidente dell’Associazione alunni scuole cristiane di Tripoli (Exlali). #Esteri