La previsione del presidente siriano è che i raid aerei britannici non daranno alcun risultato. Assad, in un'intervista al Sunday Times, si dice fortemente contrario alla decisione del premier britannico David Cameron di affiancare la Francia nei raid contro le postazioni dell'#Isis in Siria, sostenendo che gli unici attacchi che hanno sortito effetto sono stati quelli voluti dal presidente russo Vladimir Putin. Il presidente siriano denuncia la strategia poco efficace e "non complessiva" del premier Cameron, sostenendo che l'autoproclamato Stato Islamico "è come un cancro" e che l'intervento britannico "darà sostegno al terrorismo, com'è successo dopo che la coalizione ha cominciato le sue operazioni un anno fa."

Mentre l'ISIS avanza, si discute del futuro politico del presidente Assad

La successione politica in Siria è da mesi punto di scontro nei colloqui fra le potenze mondiali: secondo la Russia e l'Iran il destino del presidente siriano potrà essere determinato solo dal popolo siriano stesso, mentre gli Stati Uniti e le potenze arabe sono convinti che Assad debba lasciare prima la sua carica.

Pubblicità
Pubblicità

Secondo il presidente russo, è impossibile lottare con successo contro il terrorismo senza forze di terra e queste possono essere assicurate solo dall’esercito di Assad. Putin, all'incontro con il presidente francese Hollande, ha ribadito che Bashar al-Assad è un "alleato neutrale", mentre Hollande è convinto che non possa avere alcun ruolo nel futuro della Siria.

Il segretario generale della NATO Jens Stoltenberg è concorde con il presidente siriano

Il segretario generale Jens Stoltemberg è convinto che i bombardamenti in Siria da parte delle potenze occidentali non risolveranno il problema, ma sono necessari per fermare l'avanzata dello Stato Islamico. Sostiene inoltre che, unitamente all'intervento militare ed al blocco dei flussi finanziari, l'attività politica debba rivestire un ruolo maggiore nel contrastare l'ISIS.

Pubblicità

L'obiettivo della coalizione e della NATO è però volta al rafforzamento delle risorse militari locali, non all'invio di contingenti significativi di truppe da combattimento. A quanto sembra, è più importante proteggere i confini turchi anziché combattere il vero cancro del Medioriente #Esteri