Dopo la scomparsa di Pietro Ingrao, si spegne anche lo storico dirigente comunista Armando Cossutta, fondatore del Partito della Rifondazione Comunista prima e del Partito dei Comunisti Italiani poi. . Nel pomeriggio di ieri, infatti, il leader della sinistra italiana si  è spento  all'ospedale San Camillo di Roma, dove era ricoverato da tempo. Partigiano durante la guerra di liberazione contro i nazisti, Cossutta venne definito il dirigente più "filosovietico" dell'era del Partito Comunista Italiana guidata da Berlinguer in poi, vale a dire quel periodo di tempo che vide il netto allontanamento da Mosca del PCI.

Fondatore di PRC e PdCI

Dal 1972 al 2006 fu regolarmente eletto tra le fila del PCI prima e di Rifondazione e dei Comunisti italiani poi.

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Molto vicino a Mosca, guidata in quegli anni da Breznev prima e successivamente da Andropov, Cernienko e Giorbaciov, fu l'oppositore per antonomasia di Enrico Berlinguer, reo di aver effettuato una svolta revisionista con l'eurocomunismo, con la "fine della spinta propulsiva della Rivoluzione d'Ottobre" e la costituzione del socialismo sotto "l'ombrello della NATO". Oppositore anche della svolta della Bolognina, Cossutta fondò nel 1991 la Rifondazione Comunista che, dopo essersi fusa con Democrazia Proletaria, divenne a tutti gli effetti il Partito della Rifondazione Comunista, salvo poi abbandonarlo nel 1998 quando Fausto Bertinotti ne era segretario. La frattura con Bertinotti portò alla fondazione del Partito dei Comunisti Italiani insieme a due dirigenti che lo hanno sempre accompagnato nelle sue scelte politiche, vale a dire Oliviero di Liberto e il segretario del neonato Partito Comunista (ex Comunisti-Sinistra Popolare) Marco Rizzo.

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Il ricordo di Cuperlo

Gianni Cuperlo, divenuto leader della minoranza del Partito Democratico dopo l'uscita dal partito di Pippo Civati, ha affermato:  "sono molto colpito dalla sua scomparsa,è stato una personalità della sinistra italiana, del Pci alla quale mi sono legato nel corso degli anni non tanto per le sue posizioni che portavano a una discussione molto viva con il suo partito sotto la guida di Berlinguer, ma per il carattere di uomo, per la sua passione e lucidità in anni recenti". Cuperlo lo ricorda come il dirigente che fu più coerente con la sua idea politica, pensando che alla risposta "che sono rimasto fedele agli ideali della mia gioventù": per Cuperlo questa risposta si addice più a Cossutta che a Berlinguer stesso.

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