Inizia la Leopolda e subito il leader della Lega Nord, #Matteo Salvini, vuole, anzi, pretende trasparenza su chi paga il conto perché pensa che la sesta edizione della kermesse renziana possa essere finanziata dai cittadini inconsapevoli, esattamente come è avvenuto con le obbligazioni della Banca Etruria. E infatti il Presidente del Consiglio viene ora attaccato su più fronti, il primo è sulla trasparenza delle spese sostenute in passato, quando era Sindaco di Firenze, ed ora, da Premier. A depositare un ricorso al Tar sulla vicenda degli scontrini di Renzi è stato Tommaso Grassi, consigliere di "Firenze riparte a sinistra" impegnato da tempo in una crociata senza successo per ottenere la documentazione da Palazzo Vecchio sulla base del diritto di accesso agli atti dei consiglieri comunali.

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Conclusa l'inchiesta, è infatti venuta a decadere perfino la riservatezza sugli atti, pertanto in teoria non ci sarebbe più alcun problema nel poter accedere ai documenti relativi ai pasti al ristorante dell'attuale Premier di quando era Sindaco del capoluogo toscano.

CHI PAGA LA LEOPOLDA E TUTTI I SUOI OSPITI?

Dall'altro lato, invece, il leader del Carroccio chiede semplicemente quella cosa chiamata "Trasparenza", ossia di poter leggere i nomi e cognomi delle persone o società che hanno sponsorizzato e finanziato la Leopolda del giorno 11 dicembre 2015. Questo perché i dubbi di Salvini sono molti, ma la paura che anche questa volta i cittadini possano aver finanziato inconsapevolmente questo incontro organizzato da Renzi e dalla Boschi, è già diventata quasi una certezza.

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Una sicurezza che potrà essere smentita solo con la lista degli sponsor che hanno aderito a questa cenetta a cui prendono parte, oltre ai soliti fedeli di un PD che sta perdendo consensi, addirittura ospiti del calibro dell'astronauta Samantha Cristoforetti, delle tenniste vincitrici delle finali degli Open Usa 2015 Flavia Pennetta e Roberta Vinci, della nuotatrice e campionessa olimpionica Federica Pellegrini, ma anche di Fabiola Gallotti, che dal 2016 dirigerà il Cern di Ginevra, o di Filippo Grandi che, sempre dal 2016, guiderà l’Alto commissariato per i rifugiati dell’Onu. E per finire, per ora, del direttore generale della Rai, la cui presenza è considerata da molti un gesto sconveniente.

Insomma, chi paga?