Il movimento 5 stelle aveva presentato lo scorso 14 dicembre una mozione di sfiducia verso il ministro Boschi "per il coinvolgimento personale e familiare nelle vicende della Banca Popolare Etruria e Lazio nonché in relazione ai recenti provvedimenti che hanno interessato l'istituto di credito" "per il coinvolgimento personale e familiare nelle vicende della Banca Popolare Etruria e Lazio nonché in relazione ai recenti provvedimenti che hanno interessato l'istituto di credito". Il riferimento era diretto al padre di Maria Elena, Pier Luigi, che è stato vicepresidente della Banca Popolare Etruria.

La difesa della Boschi

Immediata la reazione del ministro, che ha sottolineato come il #Governo non abbia adottato misure speciali suggerite da favoritismi, aggiungendo di sentirsi in colpa per la popolarità improvvisa del padre come conseguenza del ruolo politico della figlia.

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Il #Pd e la Leopolda le hanno espresso tutto il loro sostegno, ma non sono mancati i sostenitori delle sue dimissioni sia all’interno che all’esterno del mondo politico, come l’intervento dello scrittore Roberto Saviano.

Il dibattito in aula

Tesa è stata l’atmosfera durante il dibattito fra accusatori e difensori. Da parte del movimento 5 stelle le accuse sono state molteplici sia in aula sia sui social, da twitter al blog di #Beppe Grillo che ha perfino inaugurato l’hashtag #boschiacasa. Il deputato M5S Alessandro di Battista, punto di riferimento per la mozione, ha ripreso il parallelismo banche-partiti.

La difesa del ministro alle riforme è stata affidata ad Andrea De Maria e Walter Verini che hanno dimostrato la loro vicinanza a un politico encomiabile per il suo lavoro al governo e Verini ha sottolineato come "questa sfiducia ad personam che è solo un atto di propaganda per le opposizioni".

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La stessa Boschi è poi intervenuta con un discorso riepilogativo dei fatti e delle accuse, ricordando anche la storia della sua famiglia, ben lontana dalle maldicenze dei giorni scorsi.

La votazione

A votare il sì alla sfiducia sono stati sia il M5S che la Lega, ma anche la Sinistra Italiana mentre Forza Italia ha preferito non partecipare al voto, probabilmente per celare le divisioni interne al partito. Scelta non molto apprezzata dagli alleati della Lega. In conclusione, la mozione è stata respinta con 129 sì e 373 no.