Nuovi scontri e disordini la notte scorsa in Tunisia: in seguito alle proteste partite  da Kasserine e che si sono poi estese a tutto il paese il governo, nella speranza di contenere i disordini ha ordinato il coprifuoco, vietando di rimanere in strada dalle 20 alle 5 del mattino. Dopo giorni di cortei e manifestazioni pacifiche, la situazione è però degenerata in atti di vandalismo e saccheggi, che nulla hanno a che fare con chi manifesta per ottenere più giustizia sociale e dalla quale i manifestanti si sono apertamente dissociati. Le violenze hanno interessato anche la capitale Tunisi, dove sono state arrestate 16 persone

Sono passati 6 anni da quell'ondata di proteste simile a quella odierna che ha sconvolto la Tunisia e che raggiunse il suo apice costringendo alle dimissioni l'allora presidente Ben Alì e facendo nascere quel movimento di protesta che da li a poco si sarebbe esteso a tutta l'Africa mediterranea e al vicino oriente: la rivoluzione dei gelsomini e le primavere arabe.

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Piazza Tahir e dintorni

Se nel 2010 nella città di Sidi Bouzaid il venditore ambulante Mohamed Bouazizi diede inizio alle proteste dandosi fuoco per ribellarsi contro la corruzione e la disoccupazione che era al 10% - mentre oggi arriva al 15% - anche in questo caso è stato un gesto eclatante a scatenare la folla: il giovane Ridha Yahyaoui di Kasserine è rimasto folgorato da un palo della luce dopo che minacciando il suicidio, ci si era arrampicato per protestare contro la cancellazione del suo nome da una lista di collocamento risultata poi manipolata. Ad esso si aggiunge la morte a Feriana di un poliziotto travolto e lapidato dai manifestanti inferociti.

La rimozione del vice-prefetto di Kasserine non ha placato gli animi, anche perché il pugno di ferro delle forze dell'ordine non ha concesso alcuna tregua.

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La "polveriera" è esplosa quando il ministro delle finanze ha bollato come mero errore di comunicazione, la promessa del governo di assumere 5000 disoccupati in una delle zone più povere del paese. 

Oggi come ieri si protesta sempre per le stesse ragioni: lavoro, libertà e dignità e lotta alla corruzione. Sono queste le parole che i manifestanti ripetono nei loro sit-in. il presidente Essebsi ha chiesto ai giornalisti di non ingigantire le dimensioni della protesta: "Abbiamo ereditato una situazione difficile che ha alimentato i disordini odierni, ma che cercheremo di risolvere al più presto".

Dolci primavere o inverni amari?

Sono comunque garantiti il diritto alla protesta e alla libertà di manifestazione, ma difficilmente il vento di una nuova primavera araba risoffierà sulla Tunisia, ma potrebbe arrivare anche un rigido inverno, se il terrorismo tornerà a bussare alle porte di Tunisi.

#Esteri