Dopo il sì della Camera al disegno di legge sulla riforma costituzionale, l’iter procedurale prevede ora che la discussione prosegua al Senato per la 2^ deliberazione. La riforma, a Palazzo Madama, era già stata esaminata una prima volta il 13 ottobre 2015. La votazione, nei prossimi passaggi, dovrà avvenire a maggioranza assoluta. L’ultimo step prevede poi il referendum confermativo da parte dei cittadini italiani, che dovrebbero essere chiamati alle urne tra settembre e novembre di quest’anno.

L’obiettivo, come spiegano alcuni esponenti del Partito Democratico, è quello di superare il bicameralismo perfetto e correggere le storture del federalismo anche nel rapporto tra Stato e autonomie locali.

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Tra le principali modifiche, nel nuovo articolo 114 della Costituzione scomparirà il riferimento alle Province. Al loro posto ci saranno gli Enti di Area vasta, i cui profili ordinamentali dovranno essere definiti  dalla legge statale e dalla legge regionale. Verranno tagliate anche le poltrone ai senatori, i quali saranno solo 100. I nuovi senatori godranno delle stesse tutele dei loro colleghi deputati, e saranno eletti in forma diretta durante le elezioni regionali.

Verrà superato il bicameralismo perfetto

Con la riforma costituzionale, l'iter di approvazione delle leggi diventerà decisamente più breve. Alla Camera dei Deputati spetterà il compito di legiferare e di votare la fiducia. Il Senato manterrà, invece, la competenza legislativa piena solo su riforme e leggi costituzionali, e potrà comunque chiedere alla Camera di modificare le leggi ordinarie.

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Inoltre, il Senato si occuperà anche di enti locali italiani e di Europa. Su tali materie, i senatori potranno chiedere alla Camera di modificare le leggi che incidono sul rapporto tra Stato e Regioni.

La Camera dei Deputati, a sua volta, potrà respingere la richiesta solo a maggioranza assoluta. Il potere esecutivo del #Governo verrà rafforzato, posto che i decreti legislativi e i decreti legge dovranno esser discussi alla Camera entro 70 giorni. La riforma rafforzerà anche i poteri della Consulta, che potrà intervenire, su richiesta, attraverso un giudizio preventivo sulle leggi inerenti le elezioni di Camera e Senato.

Competenze concorrenti ed esclusive delle Regioni e referendum

Le competenze legislative concorrenti verranno eliminate dall'articolo 117 della Costituzione: la potestà legislativa sarà esercitata dallo Stato o dalle Regioni. Il primo, ad esempio, manterrà la competenza su giustizia, politica estera, sicurezza interna e ordine pubblico, immigrazione, politica monetaria e risparmio.

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Inoltre, verranno specificate le competenze legislative delle Regioni, che si occuperanno di materie come la pianificazione del territorio, l’organizzazione regionale del turismo, la programmazione e organizzazione dei servizi sanitari, la promozione dello sviluppo economico e delle imprese locali.

È prevista anche l’introduzione della "clausola di supremazia", attraverso cui la legge statale potrà intervenire in materia di competenza regionale, nei casi in cui lo richieda la tutela dell'unità giuridica o economica della Repubblica. La potestà regolamentare delle Regioni e dello Stato sarà attuata secondo le rispettive competenze legislative. Finalmente si porrà un limite anche agli emolumenti dei componenti degli organi regionali. Sul fronte dei referendum, saranno introdotte importanti novità. In particolare, verranno modificati i quorum di validità del voto per i referendum abrogativi. Sarà possibile indire anche referendum popolari propositivi e d’indirizzo.