Si è conclusa pochi giorni fa la visita ufficiale del presidente dell'Iran, Hassan Rouhani, in Italia ed è già tempo di bilanci. Quello appena trascorso è stato definito giustamente un incontro storico, perché è il primo viaggio ufficiale in Europa che un leader iraniano fa dopo la fine di un embargo durato 9 anni e da poco terminato. Negli incontri con i presidenti Mattarella e Renzi si è discusso in modo molto approfondito di parecchie problematiche, analizzando alcuni dossier di attualità internazionale, spaziando dalla Siria allo Yemen, dal conflitto Israeliano-Palestina alla Libia, riconoscendo nel terrorismo fondamentalista il problema principale da risolvere.

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Se da parte iraniana si è evidenziato che per sconfiggere l'Isis tutti devono fare la loro parte senza ambiguità, il governo italiano ha auspicato quanto sia importante che la Repubblica Islamica faccia sentire la sua influenza nella regione in modo netto e convincente.

L'incontro in Vaticano

Nell'incontro successivo con Papa Francesco, Rouhani ha ribadito il concetto che Chiesa, Sinagoga e Moschea devono stare l'una accanto all'altra. Anzi, ogni buon musulmano deve preservare prima la Chiesa, poi la Sinagoga e infine la Moschea, sottolineando come sia questa la cultura della tolleranza che insegna il Corano. L'incontro è terminato con la doppia richiesta al Pontefice di visitare al più presto l'Iran e di pregare per lui.

La corsa all'oro di Teheran

Il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, non può che ritenersi soddisfatto.

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Il Business forum Italia-Iran, a cui hanno partecipato Rouhani e una delegazione di 120 imprenditori iraniani, ha concesso al nostro paese l'incredibile opportunità di sviluppare per primi in Europa partneship commerciali formidabili. L'Iran è un paese da rimodernare e gli affari e le commesse stipulate riguardano un'infinita quantità di scomparti: dalla siderurgia alla cantieristica, dall'agroalimentare alla sanità e all'edilizia giusto per citarne qualcuna, con imprese coinvolte del calibro di Saipem, Danieli, Finmeccanica e Fincantieri, che hanno generato un giro d'affari totale di 17 miliardi di euro, cifra destinata ad incrementarsi ulteriormente, soprattutto perché attualmente non vi è paese più sicuro e affidabile in quell'area mediorientale. 

Sui diritti umani, sia Renzi che il Santo Padre e anche Squinzi, hanno riconosciuto che il Paese degli Ajatollah sia molto indietro rispetto agli standard italiani ed europei, ma di sicuro i rapporti scaturiti da questa proficua visita politica, religiosa ed economica, non può non aiutare l'antica Persia a migliorarsi anche da questo punto di vista.

#Matteo Renzi #Esteri #Medio Oriente