Ci sono voluti quasi 10 anni per scrivere la parola fine all'inchiesta successiva la morte per avvelenamento da polonio, dell'ex spia del kgb Alexandr Litvinenko, avvenuta a Londra nel novembre del 2006. Sir Robert Owen, il giudice titolare del fascicolo d'indagine non ha però dubbi sulle responsabilità dell'atto criminoso: "Il presidente russo Vladimir Putin è probabilmente responsabile dell'assassinio". Il fatto che la conclusione delle indagini sia giunta dopo così tanto tempo la dice lunga sulla difficoltà, non solo di determinare esecutori e mandanti del crimine, ma anche di aggirare gli ostacoli diplomatici messi in campo dalla Russia e dall'Inghilterra, per giungere alla soluzione dell'enigma.

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I fatti

Strenuo oppositore di Putin, l'ex spia russa, aveva chiesto e ottenuto asilo politico in Inghilterra. Nel settembre del 2006, in una sala da tè in un hotel di Gravenor street in pieno centro a Londra, incontrò quelli che risulteranno essere i suoi assassini: Andrej Lugovj e Dmitrij Kovtun, ex agenti dei servizi segreti russi, con il primo ora parlamentare della Duma. Si sospetta che Litvinenko sia stato intossicato bevendo un tè assieme ai suoi accompagnatori. Contro di loro le prove sono schiaccianti: sono stati ritrovati filmati, resoconti sui loro spostamenti, evidenze su chi li ha armati, ma soprattutto tracce di polonio radioattivo nelle camere d'albergo dove erano alloggiati. Quel tipo di sostanza la può trovare solo chi ha accesso alle centrali nucleari e si sospetta che ad autorizzare tale operazione fu l'allora capo dei servizi segreti russi, Nicolaj Patrushev, con l'avallo dello stesso Putin.

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Perché lui?

Nonostante fosse uno strenuo oppositore di Putin, nell'immediato non veniva considerato come un grosso pericolo. I suoi legami con alcuni dissidenti russi, già presenti a Londra, la sua provata collaborazione con i servizi di spionaggio inglesi e la possibilità che rivelasse qualcosa di compromettente sui presunti affari fra il Cremlino e la mafia russa, hanno però cambiato radicalmente le cose. Litvinenko era diventato un elemento di grosso fastidio e imbarazzo. La sua eliminazione inoltre, sarebbe servita da monito a tutti i dissidenti, traditori e nemici della Russia.

La reazione del primo ministro britannico James Cameron è stata durissima: "Quanto è successo è stato terribile. Sospettavamo e ora abbiamo la certezza che fu un'azione criminosa condotta dallo stato. I rapporti con la Russia pur continuando ad esistere, saranno giocoforza più rigidi". Sergey Lavrov, ministro degli #Esteri russo, ha affermato che il caso è stato certamente strumentalizzato e a causa di ciò nei rapporti fra i due paesi, ci saranno serie conseguenze.

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Marina Litvinenko, vedova della vittima, esprime soddisfazione per la conclusione dell'inchiesta, che ha in sostanza confermato quanto detto dal marito in punto di morte e chiede al governo pesanti sanzioni verso la Russia, sia economiche che politiche, pretendendo che si vieti ai suoi leader, Putin compreso, di mettere piede nel Regno Unito.

La sentenza

La formula usata per incriminare il leader moscovita però risulta totalmente inadeguata. Affermare che "molto probabilmente" una persona è responsabile di qualcosa è uno sconcertante errore giuridico. O si è colpevoli e si hanno le prove o vale per tutti la presunzione di innocenza. Il resto sono soltanto ipotesi, teorie, tesi, congetture o "molto probabilmente autorizzate" spy stories.