Un nuovo affondo proveniente per la prima volta da un organo istituzionale, il collegio dei Questori, sbugiarda il #Governo in carica sulla questione della spending review. Dal rapporto, denominato bilancio di previsione 2016, si evince che non solo le spese non sono state tagliate, come sbandierato in più occasioni da Renzi, bensì sono state addirittura aumentate. Inoltre a Montecitorio continua a passare la linea dei sacrifici che il popolo italiano deve continuare a fare, ma per i deputati non c'è stata nessuna revisione di spesa né tanto meno è stato ridotto il loro numero e i loro privilegi.

Ancora troppi privilegi

Un occhio particolare è stato dato alle pensioni degli onorevoli che, con l'avvio del nuovo regime previdenziale, sono diventate un'arma di ricatto con cui il Premier tiene sotto scacco l'intero Parlamento, come ci racconta nella sua intervista al Fatto QuotidianoRiccardo Fraccaro, segretario dell’Ufficio di presidenza tra le fila del Movimento 5 Stelle.

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Un dato viene evidenziato subito ed è quello relativo alla spesa annuale di Montecitorio che negli ultimi 5 anni ha sempre diminuito la spesa tagliando ben 130 milioni di euro che in percentuale rappresentano l'11,7% del totale, che viene vanificato però dall'aumento dei costi delle amministrazioni centrali dello Stato del 12,6%, tra cui sono comprese anche la presidenza del Consiglio e i ministeri della Repubblica. 

È la prima volta che un organo istituzionale come la Camera dei Deputati viene bocciato attraverso un documento ufficiale, da cui ne risulta, altrettanto ufficialmente, come le promesse dell'attuale Governo siano state disattese ed oltretutto sia stato fatto l'esatto contrario, andando contro la fiducia dei cittadini. In questi anni di crisi non sono stati toccati i numerosi privilegi dei parlamentari tra cui rientrano vitalizi, pensioni e indennità di chi li percepisce e non è stata toccata neppure la norma che prevede la reversibilità a favore dei familiari e l'altrettanto scandalosa norma che prevede l'accesso alla pensione dopo appena 5 anni di servizio in Parlamento.

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Una disparità inaccettabile rispetto a tutti i lavoratori che possono beneficiare della pensione solo dopo 42 anni di lavoro, una cosa quasi impossibile visto il precariato di oggi. Questo privilegio si trasforma in un'arma di ricatto da parte di Matteo Renzi che, nel caso in cui si la legislatura finisca prima, potrebbe ricattare tutti coloro che non sono arrivati ancora ai necessari 5 anni per ottenere il vitalizio.