Tensioni e schermaglie verbali agitano il centro-destra in seguito alle scelte per la candidatura a sindaco di #Roma. Dal summit tra Berlusconi, Giorgia Meloni e Matteo Salvini, è uscito il nome di Bertolaso, che in un primo momento aveva rifiutato "per motivi familiari". Passato qualche giorno, gli animi dei moderati sembrano essersi agitati. Salvini aspetta, non convinto dalla candidatura dell'ex capo della protezione civile, scatenando l'ira di fratelli d'Italia e della Meloni. Marchini prosegue la sua campagna in solitaria dopo essere stato scartato come front-leader del centro destra. Dal coro si leva una "viva vox", quella dell'ex presidente della regione lazio, Francesco Storace.

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Berlusconi: "Bertolaso campione del fare"

Silvio Berlusconi è convinto di avere trovato in Bertolaso il leader perfetto: slegato da vicende di partito, medico, ed ex capo della protezione civile. "Bertolaso- afferma l'ex premier- è un campione del fare. Il miglior sindaco per Roma".

Evidentemente non dello stesso avviso Storace, che opera una vera e propria invettiva nei confronti del candidato di FI, FdI e Lega: "Bertolaso è un'anatra zoppa. Non ha via di scampo, l'ho già detto a Berlusconi. Deve difendersi dai processi e Salvini l'ha già scaricato. Il migliore candidato sono io". Storace si è detto pronto pure ad affrontare un eventuale turno di primarie, in cui sarebbe ben contento di sfidare Alfio Marchini, snobbato dal summit ad Arcore.

M5S e PD: situazioni da verificare

Dalle "comunarie" online del #M5S sono usciti 10 nomi, a fronte dei 3272 iscritti che hanno partecipato.

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4 di questi hanno già ritirato la propria candidatura, comprensibilmente intimoriti dalla portata e dall'onere dell'incarico di sindaco della capitale. I sei candidati rimanenti si sfideranno all'ultimo turno di votazioni online, da cui uscirà un nome definitivo entro il 24 febbraio. Unitisi in coro : " Vogliamo governare Roma, non temiamo la portata del compito, ma solo l'astensionismo". Tre uomini e tre donne, da Annalisa Bernabei, Virginia Raggi e Teresa Zotta, ad Enrico Stefano, Marcello De Vito e Paolo Ferrara. Proprio su Ferrara è scoppiata una polemica, riguardo al fatto che questi, da consigliere di Ostia, negò in consiglio la solidarietà alla giornalista Federica Angeli, in prima fila nella lotta contro la mafia e messa sotto scorta per aver denunciato le pesanti infiltrazioni di clan mafiosi sul litorale romano.

La situazione nel centro-sinistra non è meno intricata. Il candidato più autorevole del #Pd sembra essere Roberto Giachetti,  che ha ricevuto il placet anche dal presidente della regione Lazio, Nicola Zingaretti.

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Il 6 marzo si affronteranno nella primarie di partito Morassut, Ferraro, Mascia e lo stesso Giachetti. Oltre il Partito Democratico, l'incertezza più totale: esponenti di Possibile, capeggiata da Pippo Civati, hanno manifestato la loro intenzione di partecipare a non meglio definite "primarie di sinistra", tenendosi però la facoltà di decidere ciò nell'immediato futuro. Idem il discorso di Sinistra Italiana, che correrà per il campidoglio con Fassina, su cui però pesa (e non poco) l'incognita Ignazio Marino. Un'eventuale candidatura dell'ex sindaco potrebbe sbaragliare le carte in tavola, rendendo plausibili, ed evidentemente necessarie, delle primarie a  sinistra del PD.

La poca chiarezza messa in campo fin qui da partiti e movimenti non lascia presagire nulla di buono. Sembra una partita a poker in cui ciascun giocatore potrebbe aprire con una coppia vestita, ma attende pazientemente che a scoprire le carte sia il giocatore successivo. Il rischio è che, terminato il giro, il croupier ridistribuisca le carte. Con buona pace dei cittadini romani che non chiedono altro che un buon sindaco per la loro città.