Ci si attendeva il primo voto, ma l’unico scrutinio effettuato ha riguardato una questione procedurale: il rinvio. Questa la cronaca della giornata di ieri in Senato, dove è in discussione, ormai da due settimane, il Ddl Cirinnà. Il provedimento, che regolamenta le Unioni Civili, attende di essere votato dall'aula di Palazzo Madama, dopo un lunghissimo iter, quasi due anni in cui è stato discusso in Commissione. Il punto più controverso del provvedimento rimane l'articolo 5, che riguarda le adozioni del figlio del partner, tuttavia questo tema non è stato al centro del dibattito: ci si è concentrati su regolamenti e questioni procedurali.

Il canguro

Il grande protagonista della discussione di ieri è stato l’emendamento Marcucci, il primo che avrebbe dovuto essere esaminato e votato.

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Il “canguro” o il “super canguro”, questi i soprannomi che ha assunto nel gergo della politica, non propone alcuna modifica del disegno di legge sulle Unioni Civili. Si tratta di un mero strumento parlamentare, che, introducendo una premessa priva di alcun valore normativo al disegno di legge, se approvato permette di “tagliare” tutti gli emendamenti contrari ai principi contenuti in tale premessa. Lo strumento era già stato utilizzato dalla maggioranza in occasione della Riforma costituzionale, facendo decadere oltre 1400 emendamenti.

Le proteste delle opposizioni

In apertura della seduta, la Lega, con un gesto del capogruppo Centinaio, aveva depositato il ritiro del 90% degli emendamenti presentati. E quindi tornava a chiedere il ritiro dell’emendamento Marcucci. Da quel momento sono fioccati gli appelli.

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Chi si rivolgeva al presidente del Senato Grasso, affermando l’illegittimità del «canguro». Chi al M5S, in nome del rispetto delle prerogative delle opposizioni. Primo destinatario di appelli è stato il capogruppo dem Zanda, cui si è rivolto l’ex presidente della Camera Casini:  «C’è già un perdente: il parlamento, il suo ruolo e la sua dignità, perché l’emendamento Marcucci impedisce un dibattito nel merito».

La replica del Partito democratico è affidata proprio a Zanda, il capogruppo dem, che da un lato ha attaccato la Lega: «Tra gli emendamenti che avete lasciato, ce ne sono diversi del tutto simili a quello di Marcucci» e dall’altro rassicurato le opposizioni: «Voteremo la legge in tutti i suoi articoli, compreso l’articolo 5» spiega Zanda «lo voteremo a voto segreto se verrà presentata richiesta e il presidente Grasso la accoglierà, perché rimane in campo. Un emendamento non può cancellare un articolo di un disegno di legge».

Il no dei 5 Stelle

È il senatore Airola, in un appassionato intervento, a riassumere la posizione dei senatori grillini, favorevoli al Ddl Cirinnà ma contrari a forzature regolamentari: «Il Movimento 5 Stelle si dice contrario all’emendamento Marcucci, il ‘super canguro’, che è uno strumento incostituzionale.

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Quando sento che scendiamo a 500 emendamenti» (vista la decisione della Lega, ndr) «e che Zanda parla di voti segreti, quando nelle riforme sono stati piallati i voti segreti tenendone in piedi uno solo, non potete venirci a dire che ‘siamo nelle vostre mani’ come ha fatto Scalfarotto, perché è un parlamento che gioca sulla pelle delle persone e quindi io mi trovo nella posizione di dovervi dire andiamo avanti con 500 emendamenti palesi e assumetevi le vostre responsabilità una volta per tutte» ha detto. «Avete paura di 200 voti segreti? Votiamola ora la legge».

La sospensione

Anche Sel, con la capogruppo De Petris, si esprime contro l’utilizzo del canguro: «Abbiamo perso tempo. Avremmo potuto già esaminare centinaia di emendamenti». E quindi la richiesta di sospensione, poi accolta: «È meglio che tutti si calmino e si chiariscano». Al termine della seduta, però, arriva la secca presa di posizione di Marcucci: «Nessun ritiro» dell’emendamento. Da oggi dovrebbero iniziare le votazioni, ma nella notte si deciderà se partire dall'esame del canguro o meno. #Pd