E' finita la pacchia per i furbetti dell'home restaurant. La moda nata nel Regno Unito e negli Usa si era diffusa anche nel nostro paese con app e siti internet dedicati ma aveva suscitato le proteste dei ristoratori tradizionali. Il #Governo è intervenuto con un decreto che detta le regole alle quali dovranno sottostare tutti coloro che vorranno utilizzare gli spazi di casa propria per organizzare pranzi e cene a pagamento.

Le attività di home restaurant si distinguono dai normali esercizi di ristorazione in quanto i pasti sono preparati nella propria abitazione per un numero ristretto di ospiti paganti. Nonostante queste differenze, l’esercizio si configura come una vera e propria attività commerciale di somministrazione di alimenti e bevande, ha detto il governo.

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La protesta dei ristoratori

Da qui nasce la protesta dei ristoratori. Oberati da leggi e regolamenti di tutti tipi, i ristoratori tradizionali hanno denunciato l'eccesso di deregulation di cui potevano godere invece i ristoratori casalinghi improvvisati. I ristoratori tradizionali hanno lamentato non solo il peso di una concorrenza non equilibrata ma anche il deficit di garanzie igieniche e sanitarie per gli occasionali clienti dell'home restaurant.

Il ministero dello Sviluppo economico, dopo aver chiarito la definizione di home restaurant, ha deciso di applicare le disposizioni dell’articolo 64, comma 7, del decreto legislativo 26 marzo 2010, n. 59. Da adesso in poi saranno richiesti, come per tutte le attività riguardanti il settore alimentare, dei requisiti professionali e delle certificazioni per gestire il proprio ristorante in casa.

Secondo un’indagine condotta dal Cst (centro studi turistici) commissionato da Fiepet (Federazione italiana esercenti pubblici e turistici) gli home restaurant in Italia hanno fatturato, solo nel 2014, 7,2 milioni di euro. Dallo studio è emerso anche che nel 2014 sono stati organizzati circa 37 mila eventi “social eating”, ai quali hanno partecipato 300 mila persone e l’incasso medio stimato è stato di 194 euro.

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Una moda in continua espansione

Nata nel Regno Unito, e diffusasi immediatamente anche negli Usa, la moda degli home restaurant è approdata anche in Italia: presenti su tutto il territorio nazionale, con un picco in regioni quali Lombardia (16,9%), Lazio (13,3%) e Piemonte (11,8%).

Il punto cardine dei “ristoranti casalinghi” è la pubblicità sul web. Inoltre, l’organizzazione dei pranzi o delle cene viene gestita dagli aspiranti chef tramite social network e piattaforme apposite come Gnammo e Le Cesarine.  #Decreto Liberalizzazioni #Politx