Con il Movimento5Stelle sempre più in affanno dal punto di vista strutturale interno, è il #Pd a cogliere al balzo l’occasione di mettere alle corde il nemico. È in quest’ottica che va letta la scelta dei vertici di via del Nazareno di rispolverare dal cassetto la cosiddetta Riforma dei partiti. Il testo, depositato la scorsa primavera e controfirmato dal segretario e premier Matteo Renzi, è la carta che i democratici intendono giocarsi contro i Cinquestelle. Tutto ruota intorno a tre punti chiave: l’acquisizione di una personalità giuridica, la dotazione di uno statuto interno e la regolamentazione del processo delle candidature (e quindi del relativo leader).

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In assenza di tali requisiti il partito che si presentasse alle elezioni sarebbe escluso d’ufficio. Se oggi fosse legge il testo, in sintesi, il Movimento5Stelle violerebbe tali principi e sarebbe tagliato fuori. Contro le finalità della bozza si era scagliato dalla prima ora l’establishment grillino, considerando la proposta del PD un’opera da fascismo renziano. A distanza di nove mesi, Lorenzo Guerini ha rinnovato l’esigenza di una riforma dei partiti che possa evitare scelte come quella del #M5S di introdurre una multa per i consiglieri dissidenti. “Le sanzioni pecuniarie - ha affermato il vicepresidente dem all’Ansa - oltre a sfiorare il ridicolo confermano l’ineludibile esigenza di procedere senza indugi a discutere e approvare una nuova legge sui partiti in attuazione dell’articolo 49 della Costituzione”.

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#Beppe Grillo