Donald Trump le spara grosse e non è una novità. Nel recente passato dichiarazioni sessiste, razziste, prese di posizione a favore della tortura e liti con Papa Francesco. L'elettorato repubblicano continua a votarlo, lui che è il meno politico dei candidati e con le sue dichiarazioni fuori dalle righe fa presa sui tanti delusi del "sogno americano", di chi vorrebbe un Paese forte in grado di affrontare di petto le questioni interne e di fare il bello ed il cattivo tempo all'estero. Rambo è un modello americano in tal senso ma se il modello del candidato repubblicano diventa addirittura un vecchio nemico di guerra come Benito Mussolini, allora è lo stesso Partito Repubblicano ad andare in crisi.

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La discusssa citazione su Twitter

La frase "Meglio vivere un giorno da leone che cento giorni da pecora" è stata storicamente ma erroneamente attribuita al duce. In realtà risale a qualche anno prima del fascismo e venne scritta a Fagarè, in provincia di Treviso, da Bernardo Vicario, un soldato italiano impegnato al fronte durante la Grande Guerra nel 1918. Vicario la scrisse su un muro, qualche ora prima dell'attacco che avrebbe distrutto il suo battaglione. Non si tratta dunque di uno slogan mussoliniano ma la questione è che Donald Trump lo ha ritenuto tale e lo ha scritto sul suo profilo Twitter scatenando valanghe di proteste e la reazione, per la prima volta, del suo partito. Il miliardario newyorkese l'ha presa da un altro profilo Twitter, "ilduce2016", che usa come foto principale l'immagine di Benito Mussolini con la capigliatura bionda di Trump.

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"Sapevo di citare Mussolini - ha detto "The Donald" - ma è una frase che suona bene. Dunque, che differenza fa?".

Nuova candidatura per i Repubblicani?

Sebbene Trump si sia giustificato, stavolta l'avrebbe fatta grossa secondo il direttivo del suo partito che starebbe pensando addirittura ad una nuova candidatura "anti-Trump". A scriverlo è una fonte autorevole, quella del "New York Times". Il nome alternativo a Trump è quello di Mitt Romney, ex governatore dello Stato del Massachusetts ed avversario di Barack Obama alle Presidenziali del 2012. Il Partito Repubblicano si è dunque reso conto di aver innescato una bomba ad orologeria che può esplodergli contro da un momento all'altro e sta lavorando per un candidato forte e, soprattutto, unico da opporre a Trump. Qualunque decisione verrà comunque presa dopo l'1 marzo, il "Big Day" delle primarie che vedrà al voto l'elettorato repubblicano in 14 Stati e quello democratico in 11. Tanto Marco Rubio quanto Ted Cruz non si stanno dimostrando in grado di sbarrare la strada a Donald Trump e non lo sarebbero, stando ai sondaggi, nemmeno se uno dei due si ritirasse ed i voti attuali confluissero su un unico candidato.

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Ad ogni modo la politica americana si sta rendendo conto delle conseguenze della candidatura Trump, elemento decisamente fuori controllo ed incontrollabile, perfino quella politica che aveva visto di buon occhio la sua partecipazione alle primarie. Doveva essere una nota di colore, ora rappresenta un problema. #Esteri