La condivisione c’è, la convinzione di votarla meno. È il destino del disegno di legge Cirinnà sulle unioni civili che il Senato della Repubblica ha tecnicamente congelato dopo una due giorni caratterizzata da tecnicismi e accuse reciproche. Il Partito Democratico si è trincerato dietro una pausa di riflessione, dopo aver compreso di aver perso le redini del gioco. A pagare è stata la melina in aula del Movimento5Stelle che, dopo aver assicurato i propri voti, ha bocciato sul più bello il super canguro che avrebbe spianato la strada all’approvazione della legge.

Il canguro non salta più

I precedenti erano tutti a favore delle truppe di Renzi.

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Nel caso del ddl Boschi e dell’Italicum, il ricorso al canguro aveva permesso al #Pd di superare lo stallo istituzionale generato dalle migliaia di proposte di modifica delle opposizioni. Due casi analoghi a quello sulle unioni civili ma con una sostanziale differenza: si sarebbe dovuta verificare una convergenza sull’emendamento Marcucci tra il PD e il #M5S. Un’inedita maggioranza che avrebbe avuto i numeri per imprimere uno sprint decisivo al ddl Cirinnà anche per ciò che concerne la stepchild adoption.

La parola ai capigruppo

Con l’accantonamento del canguro quale sarà il destino del testo? Il PD ha preso tempo ottenendo una nuova conferenza dei capigruppo. Al momento sono tre gli scenari che potrebbero profilarsi: il primo porterebbe al voto segreto di tutti i singoli emendamenti (un rischio che il PD non sembra intenzionato a correre); il secondo favorirebbe l’ok all’emendamento Pagliari che aprirebbe alle adozioni ma con il vincolo dei due anni di prova.

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La terza ipotesi, quella favorevole a cattolici e conservatori, sarebbe lo stralcio dell’articolo 5 che regolamenta la stepchild adoption.

Si attende la mossa di Renzi

Il premier vuole vincere la partita sulle unioni civili, ma non a ogni prezzo. Il dietrofront grillino ha generato forti dubbi sulla possibilità di creare una maggioranza alternativa a quella esistente. In soccorso di Renzi potrebbe arrivare Alfano, ma a condizione che abbandoni l’idea di regolamentare le adozioni per le coppie omosessuali. Il bivio è ben chiaro al PD: affidarsi ai Cinquestelle votando la legge in aula e correndo il rischio di scivolare in un trappolone oppure stralciare la stepchild adoption e assicurarsi il sostegno dei cattodem e del centrodestra?

La scommessa Cinquestelle

In molti hanno fatto fatica a comprendere la scelta del M5S di far mancare il proprio sostegno all’atto della svolta finale. I senatori grillini, nel riaffermare l’ok di massima al ddl Cirinnà, hanno accusato il PD di voler cancellare la discussione in aula sul testo.

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Non è mancato chi ha ricondotto tale regia a Grillo, impegnato a Roma al teatro Brancaccio con il suo nuovo spettacolo. “I grillini - ha attaccato il presidente del PD, Matteo Orfini - prima chiedono di non cambiare la legge, poi tentennano e ora provano ad affossarla. E chi se ne frega dei diritti negati”.

La delusione delle Lgbt

Immediate le critiche delle associazioni Lgbt contro il M5S, che hanno fatto sentire la propria voce. “Un gesto irresponsabile e vile - ha commentato il gruppo Diritti Democratici - che, col fine di colpire il PD, finisce per colpire e portare sull’orlo della distruzione ogni nostra speranza”. Forte amarezza è stata espressa dalla senatrice del PD, Monica Cirinnà: “Pagherò per essermi fidata del M5S e mi prendo la responsabilità politica. Sono pronta a chiudere qui la mia carriera politica, a togliere la firma dalla legge se ne uscirà un compromesso a ribasso”. #Matteo Renzi