Sembra si stia avvicinando la resa dei conti sul ddl Cirinnà. Dopo il dietrofront di #Matteo Renzi con il maxi-emendamento governativo su cui porre la fiducia, ma con lo stralcio dell'articolo 5 sulla stepchild adoption, il #M5S chiede che si voti il testo integrale in aula, garantendone l'appoggio. Il premier ha detto di non fidarsi più del movimento di Grillo, paventando l'ipotesi che i senatori pentastellati possano "tradire" la votazione al Senato, come "già fatto con il canguro a firma Marcucci".

Grasso dichiara inammissibile l'emendamento canguro

Nella mattinata odierna, il presidente del Senato Pietro Grasso ha dichiarato inammissibile l'emendamento Marcucci, il cosiddetto "supercanguro", al fine di "consentire un ordinato svolgimento dei lavori senza effetti preclusivi.

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Emendamenti permissivi sono stati tollerati da altre presidenze, ma solo come reazione della maggioranza ad un ostruzionismo esasperato". L'ostruzionismo esasperato, per Grasso, è venuto meno a seguito del ritiro di 4500 emendamenti da parte della Lega Nord.

M5S: no a fiducia, si voti in aula l'intero ddl

Il M5S, appresa la decisione di Grasso, ha ribadito la propria contrarietà alla fiducia sul maxi-emendamento governativo, sostenendo la necessità e la possibilità di andare in aula e votare articolo per articolo l'intero corpo del ddl. Roberto Fico ha detto: "Se il PD fosse un po' meno 'cagasotto', andrebbe in aula a votare i 500 emendamenti insieme a noi e si porta a casa la legge". Tuttavia risulta strano sentire oggi il M5S opporsi all'intento del premier di porre la fiducia per portare a casa almeno le unioni civili, quando pochi giorni fa, nel suo video, il parlamentare Di Battista aveva chiesto a gran voce la fiducia sul ddl Cirinnà.

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Il problema dei regolamenti parlamentari

Oltre tutte le dinamiche religiose, politiche, di sensibilità, di concezioni differenti della famiglia, il reale problema risiede nel regolamenti parlamentari. La nostra Costituzione dispone, all'art. 64, che "ciascuna Camera adotta il proprio regolamento a maggioranza assoluta dei suoi componenti". Nel caso del Senato, il regolamento prevede all'art. 113, paragrafi 1-2-3, la disciplina delle votazioni. Queste possono svolgersi tramite votazioni nominali o a scrutinio segreto. Lo scrutinio segreto nasce come tutela nei confronti del parlamentare, per garantire libertà di coscienza. Al paragrafo 2 si legge: "L'assemblea vota normalmente per alzata di mano, a meno che 15 senatori chiedano la votazione nominale e, per i casi consentiti dai commi 4 e 7, venti chiedano quella a scrutinio segreto. In Parlamento, il voto sulle persone è di regola sempre segreto. Il M5S sta portando avanti una condivisibile battaglia sull'abolizione del voto segreto. Parte da presupposti giusti, ma la richiesta della totale abolizione del voto segreto pare essere un'esagerazione, dal momento che verrebbe meno quella libertà ed indipendenza che la carta costituzionale garantisce al parlamentare. 

Sarebbe un enorme passo in avanti, a livello etico, l'abolizione del voto segreto per tutte quelle votazioni che non riguardino una persona.

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Qualora, ad esempio, il senato fosse chiamato ad esprimersi sull'autorizzazione a procedere nei confronti di un suo appartenente implicato in reati di stampo mafioso (non sia mai), sarebbe giusto tutelare il voto, a fronte di eventuali ripercussioni verso il senatore votante. Non è ammissibile, invece, che 20 senatori possano imporre all'assemblea il voto segreto per una determinata discussione, come ad esempio il ddl Cirinnà.

Si rende necessario un cambio sul piano morale, in modo che un senatore non debba avere timore di votare liberamente e di subire ripercussioni per le sue idee. Non s'intende giustificare l'attuale classe dirigente, ma, forse, dotarla di strumenti che permettano al cittadino di esigere trasparenza, la renderebbe meno incline a comportamenti indecorosi. #Governo