#Vasco Rossi ha scelto uno dei suoi slogan meglio riusciti per firmare il suo 17esimo cd, intitolato "Sono innocente", passato alla storia per essere stato l'album più venduto in Italia nel 2014. Con la frase "Io sono innocente", il rosario al collo e la lampada "inquisitrice" puntata verso altri (quasi a dire: "io sono innocente e voi?") Vasco Rossi ha puntato su una immagine forte per lanciare il suo disco dal quale è poi scaturito il successo del "Live Kom Tour 2015", capace di battere ogni record di presenze, regalando emozioni a iosa a tutti i fan del "Komandante". Ma mai il rocker di Zocca si sarebbe potuto aspettare che quel manifesto avrebbe dato spunto a Luca Claudio, sindaco di Abano Terme già candidato alla rielezione, per professare la propria innocenza dalle accuse di corruzione che ne hanno minato l'immagine negli ultimi mesi.

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La provocazione di Luca Claudio e le accuse

Luca Claudio ha sovrapposto la propria immagine a quella di Vasco Rossi per lanciare la sua professione di innocenza dai reati contestati: "Il mio è un grido per invitare i cittadini a guardare i fatti e non dare retta alle malelingue". Claudio ha ribadito di non sentirsi colpevole, dicendosi convinto che l'esito delle indagini chiarirà la sua estraneità ai fatti di corruzione. A giugno si tornerà a votare ad Abano, e per questa ragione Luca Claudio ha voluto mandare un messaggio forte, prendendo spunto dal manifesto di Vasco che "grida" la propria innocenza e chiede luce sulla verità. Una "provocazione" che farà sicuramente discutere, e lascerà strascichi polemici non di poco conto anche tra i fan del "Blasco", che difficilmente accetteranno di buon grado la scelta del sindaco inquisito.

Il sindaco di Abano venne indagato insieme al sindaco di Montegrotto (altro comune termale) Massimo Bordin.

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Entrambi, secondo l'accusa, avrebbero fissato nel 10% del valore della gara d'appalto, l'entità della commissione che gli imprenditori avrebbero dovuto pagare per vincere gli appalti nei due comuni termali. L'inchiesta venne denominata "sistema del 10%", e le mazzette pagate risulterebbero di importo vario (dai 7 mila ai 40 mila euro), per appalti assegnati senza una pubblica gara.