Quello che piaceva ai brasiliani del presidente Luiz Ignacio Lula Da Silva era la semplicità. Un uomo con un passato in fabbrica in Brasile, leader sindacalista, che perse più volte (tre, per essere esatti) nella corsa verso la presidenza. Ma alla fine ci è riuscito. Le riforme sociali e la lotta contro la disuguaglianza sono stati per molto tempo al centro del suo mandato. Ora però, che è lontano dalla sedia del potere, e il suo delfino, Dilma Rousseff, è in difficoltà, arrivano i conti da pagare; quelli che lui considera “mosse” da avversari politici.

Il caso

L’indagine nella quale è coinvolto Lula Da Silva è stata solo il primo passo.

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La Procura di San Paolo ha chiesto l’arresto preventivo contro l’ex presidente, accusato di riciclaggio di denaro sporco e falsificazione di documenti in un caso di corruzione collegato a quello di Petrobras, la petrolifera statale del Brasile. Lula Da Silva e la moglie, Marisa Leticia Lula da Silva, sono accusati di essere i veri proprietari di un appartamento di lusso di tre piani nella spiaggia di Guarujá, sulla costa di San Paolo, che è a nome della società di costruzione Oas, impresa collegata allo scandalo di Petrobras. I due hanno negato di avere questi titoli di proprietà, ma i continui viaggi – soprattutto in Italia, dove Maria Leticia ha molti amici, tra cui l’ex ministro Massimo D’Alema – insospettiscono tutti. La Procura ha spiegato la richiesta di arresto con il pericolo di fuga.

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L’accusa

Per Lula Da Silva, invece, tutto questo non è che una prova della parzialità politica dei pm e dei giudici. Accusa la Procura di utilizzare con finalità politica il proprio ruolo, che dovrebbe essere imparziale. Il fatto che la richiesta sia stata inviata ai media di comunicazione così facilmente insospettisce ancora. Secondo il documento, diffuso da OGlobo, per la Procura è “imprescindibile” l’arresto di Lula Da Silva perché potrebbe interferire nelle indagini. “È saputo – si legge – che Lula Da Silva ha poteri da ex presidente, per cui la possibilità di evasione è molto facile”.

Caso di corruzione

Il documento attacca molto duramente Lula Da Silva e i suoi sostenitori, accusa di “promuovere manovre violente che sono state difese e appoggiate dalla presidente della Repubblica con l’obiettivo di proteggere il denunciato e presentarlo come un cittadino al di sopra della legge, qualcosa di inaccettabile nello Stato democratico di diritto brasiliano”. Secondo il pm Cassio Roberto Conserino, questa denuncia che riguarda Lula Da Silva fa parte di un’inchiesta iniziata cinque anni fa per chiarire i crimini commessi dalla cooperativa di immobili Bancoop, quando trasferì le sue opere alla società di costruzione Oas.

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Nel pacchetto c’era il famoso appartamento sulla spiaggia della famiglia Lula Da Silva. L’ex presidente sostiene che sì, aveva pagato una quota iniziale, ma dopo rinunciò ai diritti e chiese indietro i soldi.

La storia però non finisce lì. Nell’inchiesta sono coinvolte altre 14 persone, tra cui il figlio più grande di Lula Da Silva e la moglie, Fabio Luiz Lula da Silva, e l’ex tesoriere del Partito dei Lavoratori, Joao Vaccari Neto. Tutti per il sospetto di avere partecipato in casi di corruzione della petrolifera Petrobras. Sono stati già arrestati invece l’ex presidente dell’Oas, Leo Pinheiro, e Vaccari Neto. #Governo #Esteri