Ci sarà ancora tempo e spazio per ampliare il fronte delle polemiche nel Partito Democratico. La Direzione nazionale è stata infatti rinviata al prossimo quattro aprile. Un appuntamento che in tanti configuravano come l’attesa resa dei conti tra la segreteria e la minoranza dem. A farlo intendere lo stesso #Matteo Renzi ben consapevole che, con lo scoccare della primavera, si avvicinano dei crocevia delicati non solo per il #Pd ma anche per il #Governo che presiede. La scelta dell’astensione sul referendum delle trivelle, i problemi scaturiti dalle primarie in vista delle elezioni amministrative e il referendum costituzionale, sono i principali nodi di un partito che fatica a trovare una sua normalità.

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Un’instabilità che il Paese non può permettersi visto il clima di tensione e paura che già si respira in Europa dopo gli attentati di Bruxelles. Anche per questo Renzi intende affrontare il malessere interno per porre i suoi oppositori di fronte a un bivio.

Polemiche e complotti

Troppe le voci di dissenso, le polemiche a catena, il sospetto di complotti di stampo dalemiano. L’obiettivo di Renzi è quello di proporre alle correnti interne PD un armistizio che si chiuderà con il Congresso e le elezioni della nuova segreteria. L’obiettivo è quello di ritrovare un’unità (almeno di facciata) che possa scongiurare il rischio di un disorientamento dell’elettorato. Cosa che è già avvenuta sul referendum delle trivelle con la dichiarazione pro astensione della segreteria. Una posizione fortemente criticata dalla minoranza (il governatore della Puglia Emiliano ha accusato Renzi di essere un venditore di pentole) poiché giudicata in contrasto con i principi ispiratori del PD stesso.

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Un’inconciliabilità che riguarda naturalmente Denis Verdini passato dall’essere il grande nemico a stampella del governo. Dopo la recente condanna a due anni di reclusione, in molti in casa PD hanno chiesto di prendere ufficialmente le distanze dall’ex braccio destro di Berlusconi. “Servono i suoi voti - ha ricordato a tutti Renzi - perché nel 2013 il PD ha perso le elezioni”.

Le scintille con il M5S  

In occasione della giornata della memoria per le vittime della mafia, la tensione con il M5S ha raggiunto picchi altissimi. Luigi Di Maio ha accusato il governo di aver bloccato i fondi per le famiglie colpite dalle tragedie, finendo con l’infangare il sacrificio di eroi come don Peppe Diana. “Ti hanno ucciso un’altra volta” è la frase più dura della lettera scritta di suo pugno e depositata sulla tomba del sacerdote a Casal di Principe. “Non c’è nessun taglio solo amarezza - ha replicato sdegnata il ministro Maria Elena Boschi - sfruttare una cerimonia per fare una bieca polemica dimostra a quale livello di meschinità sia giunto il vicepresidente della Camera eletto anche con i voti del PD”.

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“È il segno più misero a cui può arrivare la politica” gli ha fatto eco Renzi dal palco della convention dei Giovani Democratici. “Il fondo di rotazione per le vittime è vero che esiste - ha controreplicato Di Maio - ma è fermo da mesi”. “Il mio obiettivo è risolvere i problemi - ha concluso - quello di Renzi è di alzare i polveroni per nascondere la realtà”.