Alla fine la resa dei conti è arrivata. Esattamente cinque mesi dopo le dimissioni dei 26 consiglieri comunali che hanno provocato la caduta della giunta da lui guidata, Ignazio Marino racconta la sua versione dei fatti. E pronuncia un durissimo "j'accuse" al #Pd, il partito con cui era stato eletto e che gli aveva voltato le spalle. L'occasione è la presentazione del suo attesissimo libro "Un marziano a #Roma", che «non è un testamento,né una vendetta, ma un gesto di amore verso i romani».

La ricostruzione

Secondo Marino, il suo allentamento dal Campidoglio fu una «lesione della democrazia» perché «un Governo che non è passato attraverso un vaglio elettorale ha indicato un commissario straordinario al posto di un sindaco eletto da centinaia di migliaia di persone».

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Si è trattato di una lesione della democrazia, che, secondo il chirurgo, «fu considerato con molta attenzione e preoccupazione dalle cancellerie di tutti i paesi stranieri». Ma come mai il Pd decise di scaricare il suo sindaco? Marino non lo spiega direttamente, ma lo fa intuire, affermando come la sua rivoluzione fu fermata. «Roma era in una situazione drammatica. Bisognava sganciarla dalle lobby, mentre il governo di Renzi preferisce sedersi a tavola con le loro». 

Papa e scontrini

Il "fuoco amico" dem partì dopo le parole di Papa Francesco, che aveva affermato che l'allora sindaco di Roma non era un suo ospite il viaggio negli Usa: «alcuni hanno voluto interpretare le sue parole come uno sciogliere i cani contro Marino per potersi liberare di questa figura scomoda». E le spese effettuate con la carta di credito comunale? «Sulla questione dei miei scontrini non non ho più nulla da spiegare.

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Mi vengono 'imputati' 12mila euro di spese, ma mi piacerebbe che la stessa trasparenza venisse utilizzata dal presidente del Consiglio, che ha speso in un anno, come presidente della Provincia di Firenze, 600mila euro in spese di rappresentanza». 

Consigli

Tra scontrini e dichiarazioni del Papa, Marino si trovò isolato politicamente. Fioccarono le richieste dal Pd, che impose anche il senatore Esposito come assessore della giunta. Ma Marino fa capire di avere respinto molte richieste: «Se avessi seguito tutti i consigli del Pd forse sarei finito in cella d'isolamento...».

Prossima candidatura

«Il mio libro non è un manifesto elettorale» ha affermato Marino, che tuttavia non ha confermato né smentito di volersi candidare alle prossime elezioni. «Non sono ancora pronto a trasferirmi su Marte» ha scherzato il chirurgo, auspicando «un movimento e una mobilitazione civica». La cui discesa in campo potrebbe avvenire già nelle prossime ore. #Politica Roma