Scaramucce in corso tra Marianna Madia, attuale Ministro per la semplificazione e la #Pubblica Amministrazione e l’ex omologo nel #Governo Berlusconi, Renato Brunetta. L’oggetto della diatriba sembra nascere da una dichiarazione provocatoria della Madia di ieri. Semplici e chiare parole contenute all'interno di un post sulla sua pagina ufficiale di Facebook e inizia, immediatamente un tam tam mediatico senza precedenti. Giungono, intanto, anche dalle pagine di politica interna dei giornali nazionali, le contro accuse di Renato Brunetta, il quale parla di una Madia 'scorretta e patetica'.

I Ministri e i social network. Un nuovo canale mediatico ufficiale ma pericoloso...

Tutta una serie di smentite e contro dichiarazioni tra i due parlamentari per determinare le verità e i retroscena sul contenuto dello scabroso post.

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Poi, finalmente, lo stesso Brunetta dichiara che in effetti i Dirigenti si possono licenziare, ma solo per le questioni più gravi. Gli italiani si chiedono: ma secondo Brunetta, rubare, minacciare, ingiuriare, calunniare, diffamare e persino molestare sessualmente un proprio dipendente o subalterno non è abbastanza grave per decidere di licenziarlo definitivamente? A sentire oggi queste cose non ci si scandalizza più e l’indifferenza pare aver preso il posto dello scalpore e dell’indignazione.   

La frase incriminata, contenuta sulla pagina FB della ministra Madia riporta quanto segue:

«Questo è il contenuto del contratto collettivo, ancora in vigore, per i dirigenti delle regioni e delle autonomie locali. Non è previsto il licenziamento, ma solo la sospensione dal servizio, per il dirigente responsabile di “minacce ingiurie gravi, calunnie o diffamazioni verso il pubblico”, “atti, comportamenti o molestie, anche di carattere sessuale, lesivi della dignità della persona”, e “occultamento di fatti e circostanze relativi a uso illecito, manomissione, distrazione o sottrazione di somme o beni di pertinenza dell’Ente”.

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Ed è prevista solo una leggera multa in caso di "violazione del segreto d’ufficio”». Prosegue la Madia: «L’anno in cui veniva siglato era il 2010, il ministro per la PA era Renato Brunetta». E qui chiama in causa il suo ex omologo, riconoscendogli la paternità di quanto ancora vigente a proposito dell’impossibilità del licenziamento dei Dirigenti nelle P.A.

Subito una legge per licenziare subito i Dirigenti che si macchiano di reati gravi

A questo punto, inizia la seconda parte del suo breve e sintetico scritto. Il contenuto che segue sposta l’attenzione a quello che il suo caro #Pd e il suo primo ministro avrebbero in mente di realizzare nei prossimi mesi a proposito del problema sollevato in queste ore. E prosegue: «Con la riforma che stiamo realizzando casi come questi non avverranno più. Detto questo, riformare la pubblica amministrazione non significa solo sanzioni per chi fa male. Questa è una precondizione, come l’onestà per chi fa politica. La nostra riforma, che è in fase di attuazione, guarda a tutto il Paese, si occupa delle persone e vuole restituire tempo e semplicità alla vita dei cittadini e delle imprese».

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Nelle ore successive, attonito e con pronta immediatezza, l’attuale capogruppo alla Camera dei Deputati, Renato Brunetta, sentitosi chiamato in causa, risponde alla ministra e le rilancia una serie di accuse, replicando puntualmente a quanto parzialmente scritto in quel post. Brunetta dichiara: «La Madia, scorretta e patetica, ha pubblicato cose incomplete con un ‘taglia e incolla’ da dilettanti».