Dopo l'approvazione finale del 12 aprile della Legge Boschi di riforma costituzionale, sia la maggioranza che l'opposizione si sono attivate per far attivare il referendum confermativo che potrebbe non far partire la Legge. Infatti, non avendo raggiunto i due terzi nell'ultima votazione alla Camera, è diritto di cittadini (500mila elettori), parlamentari (1/5 di ciascuna Camera, cioè 126 deputati o 65 senatori) o dei Consigli regionali (in numero di 5) di richiedere la consultazione popolare. Se entro tre mesi non si raggiungeranno le firme il Disegno di Legge  Boschi comunque passerà definitivamente l'esame ed andrà a modificare la nostra Costituzione.

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Problemi nella maggioranza

Ci sono però dei problemi nella maggioranza. Matteo Renzi vorrebbe richiedere, tramite le firme dei Deputati o dei Senatori del suo partito, il PD, l'approvazione popolare. Il Premier nega in apparenza di voler fare un plebiscito sul suo governo, ma in realtà, affermando che si dimetterà se la riforma costituzionale non verrà approvata, fa proprio questo. I Parlamentari della sinistra dem vogliono scoprire il gioco del loro segretario e, compreso l'ex Segretario Bersani, l'ex capogruppo PD alla Camera Speranza e il leader della minoranza Cuperlo, si rifiutano di firmare, per lasciare all'opposizione il compito di richiedere il referendum.

L’opposizione è unita

La variegata opposizione al Governo, che va dal M5S ai berlusconiani passando per la nuova formazione di Sinistra Italiana, a differenza della maggioranza ha trovato un'unità subito, depositando 166 firme di Deputati e 103 di Senatori in Cassazione.

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La consultazione referendaria questa volta non avrà un quorum di partecipazione che potrebbe inficiarne la validità, quindi ora Renzi dovrà spingere affinché gli italiani, se convinti dal suo operato in questa riforma molto importante vadano a votare.

I comitati per il NO

Si è da poco creato un Comitato per il no alle modifiche costituzionali, il "Coordinamento Democrazia Costituzionale”, a cui hanno aderito molte associazioni e molte personalità, tra cui il costituzionalista Gustavo Zagrebelsky e Parlamentari anche del PD come Vannino Chiti, Felice Casson e Walter Tocci. Di questo coordinamento fa parte anche il "Comitato contro l'Italicum per la Democrazia" presieduto da Stefano Rodotà e insieme le due associazioni saranno nelle piazze italiane il 25 aprile, giorno della Liberazione, con dei banchetti per raccogliere le firme dei cittadini. Ci saranno tre moduli sia per non dare l’approvazione popolare alla riforma Renzi-Boschi, sia per abrogare due parti della Legge Elettorale oramai in vigore, il cosiddetto italicum, che prevedono il capolista bloccato ed il grosso premio di maggioranza.

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Le amministrative

Questo referendum, a cui il Governo questa volta è costretto a dare la propria convinta adesione, verrà dopo la prossima tornata elettorale amministrativa, che si svolgerà il 5 giugno e che coinvolgerà oltre 1300 comuni tra cui sono molte grandi città italiane: Roma, Milano, Napoli, Trieste, Cagliari, Bologna e altri 26 capoluoghi. Ci sarà anche una anticipazione l’8 maggio, giorno in cui voteranno i comuni del Trentino-Alto Adige. In queste consultazioni amministrative si voterà solo un giorno dalle 7 alle 23, con possibile replica per i ballottaggi il 19 giugno. Questa volta i risultati non sono affatto scontati e la consultazione referendaria potrebbe essere usata dalla maggioranza come una rivincita. #Costituzione italiana #Matteo Renzi #Elezioni Amministrative