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Svolta epocale? Sicuramente si, perchè chiude un'epoca e ne apre un'altra dal punto di vista politico. La lunga epoca del bicameralismo perfetto si è chiusa ieri a Montecitorio, il voto della Camera ha dato il via libera al ddl Boschi che cambia la Costituzione. Il "si" è arrivato con 367 voti a favore e 7 contrari e l'ultima votazione, la sesta della serie, passa la palla ai cittadini. Il provvedimento infatti può essere sottoposto a referendum popolare che avrà luogo ad ottobre. La riforma costituzionale rappresenta la pietra angolare del Governo Renzi che, ufficialmente, ha partorito la Terza Repubblica.

La nuova Camera

In base al disegno di legge predisposto dal ministro per le riforme costituzionali, Maria Elena Boschi, la Camera dei deputati avrà ora il ruolo centrale in parlamento.

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Il nuovo articolo 55 della Costituzione infatti sancisce che solo la Camera può votare la fiducia al #Governo ed esercita le funzioni fondamentali di indirizzo politico, legislativo e di controllo sul lavoro dell'esecutivo. Di conseguenza soltanto la Camera avrà il compito di approvare le leggi. Il presidente della Camera diventa inoltre la seconda carica dello Stato dopo il presidente della Repubblica e ne potrà fare le veci in caso di necessità. In base all'articolo 55 diventano infine costituzionali le cosiddette "quote rosa". Un nuovo comma, relativamente alla modalità elettorale, garantisce l'equilibrio nella rappresentanza tra uomini e donne.

Il nuovo Senato

Scompare il Senato così come lo conosciamo. L'assemblea di Palazzo Madama infatti si farà portavoce degli enti territoriali. Sarà composto da 100 rappresentanti con una maggioranza di 95 scelti dai Governi delle Regioni - 21 saranno sindaci - e 5 designati dal Capo dello Stato.

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Manterrà comunque il suo ruolo in merito alle nomine di competenza del Governo oltre alla funzione legislativa nei rapporti tra lo Stato, l'Unione Europea e gli enti territoriali e per le leggi di revisione della Costituzione, sui referendum popolari e sulle leggi che determinano le funzioni fondamentali delle istituzioni territoriali e degli enti locali. Tra le principali novità nella composizione del Senato c'è l'abolizione del limite di età per l'elezione dei componenti ed anche l'abolizione delle indennità percepite. Trattandosi nello specifico di consiglieri regionali o amministratori locali, non saranno ovviamente pagati per il ruolo di senatori. Per quanto riguarda i Senatori a vita, lo saranno soltanto gli ex presidenti della Repubblica. Ci saranno comunque i "senatori di nomina presidenziale" che dureranno in carica in concomitanza con il settennato del Capo dello Stato che, a sua volta, non può nominarne più di cinque. Ad ogni modo i quattro senatori a vita attualmente in carica, Mario Monti, Renzo Piano, Carlo Rubbia ed Elena Cattaneo, manteranno il loro posto a Palazzo Madama.

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Approvazione delle leggi 'essenziali'

L'articolo 72 della nuova Costituzione prevede che il Governo, nel caso ci si trovi dinanzi ad un ddl considerato essenziale per l'attuazione dei programmi, possa chiedere una "via preferenziale" alla Camera. Quest'ultima avrà cinque giorni di tempo per accogliere la richiesta e, se viene accettata, un arco di tempo fissato in 70 giorni per l'approvazione. Leggi di bilancio, elettorali o ratifiche di trattati internazionali sono escluse da questo iter e non possono essere sottoposte al voto "a data certa". La riforma di Maria Elena Boschi cancella definitivamente le Provincie Regionali, di fatto già abolite in alcune parti del Paese (come in Sicilia, ndr). La costruenda Terza Repubblica sarà dunque composta dallo Stato, dalle Regioni, dalle Città Metropolitane o dai Consorzi Comunali e dai Comuni.