Il referendum sulle trivelle non è certamente passato inosservato sui gruppi Facebook degli insegnanti e le ragioni sono diverse: oltre ai motivi inerenti alla questione ambientale, l'interesse verso questa consultazione popolare è stato particolare viste le dichiarazioni rilasciate in proposito dal Presidente del Consiglio, #Matteo Renzi, dichiarazioni che hanno destato non poche polemiche. L'esito del referendum sulle trivelle, però, era atteso soprattutto in considerazione della campagna referendaria che riguarda il mondo della #Scuola, con i quattro quesiti che intendono abrogare parti critiche della legge 107, la riforma Buona Scuola.

Referendum scuola: Renzi gongola per il fallimento del voto sulle trivelle

Il referendum sulle trivelle, come sappiamo, è fallito in quanto non è stato raggiunto il quorum necessario (solo il 32%) e, volenti o nolenti, occorre riconoscere che si è trattato di una vittoria conseguita dal Premier, il quale si è detto dispiaciuto di aver dovuto 'non votare' e che, comunque, 'l'Italia ha parlato'.

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'In politica bisogna sapere perdere' ha continuato Renzi, indirizzando, probabilmente, il messaggio al governatore della Puglia, Michele Emiliano, 'ribelle' PD e accanito oppositore della riforma Buona Scuola.

Scuola, timori per il referendum contro la legge 107

Che cosa succederà ora al referendum contro la legge 107? Il timore di un altro flop, dopo quello delle trivelle, è aumentato anche perchè gli insegnanti si chiedono come i cittadini italiani potranno accogliere, l'anno prossimo, un nuovo appello per andare a votare. Per di più, occorre considerare che la categoria 'docenti' non è propriamente ben vista dall'opinione pubblica, visto che, purtroppo, è ancora largamente diffuso il luogo comune dell'insegnante 'lavoratore privilegiato' che può beneficiare di tre mesi di ferie e che non vuole essere giudicato per la sua attività professionale.

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Cosa succederà con i quattro quesiti contro la Buona Scuola? Il dado è tratto

Il fronte degli ottimisti e degli impavidi sostiene che, da qui all'anno prossimo, la situazione politica potrà essere ancora soggetta a mutamenti e non è il caso di fasciarsi la testa prima di essersela rotta. Del resto, sappiamo bene come la corsa ai referendum sulla scuola dovrà, per forza, essere affiancata da altri referendum che sappiano smuovere dalle poltrone di casa quei 26 milioni di italiani che serviranno ad ottenere la validità del voto. Certo, oltre al quorum, bisognerà ottenere almeno tredici milioni di SI', un'altra impresa titanica, ma resta il fatto che arrendersi già da ora non avrebbe senso. Dunque, 'Alea iacta est, il dado è tratto'.