È stato definito da molti il vero padre delle riforme e non certo per usare un’espressione onorevole. Lui, Denis Verdini, come nel suo stile, è riuscito a completare un percorso di trasformazione che lo ha portato dall’essere regista occulto della stagione Berlusconi al divenire la chiave di volta del #Governo Renzi. Un personaggio tanto scomodo quando strategico, capace di calamitare e spostare consensi in Parlamento per garantire i cosiddetti numeri al leader di turno. Del possibile matrimonio con l’attuale premier si è parlato tanto per la sua innaturale compatibilità, denunciata a più riprese dalla parte più a sinistra del Partito Democratico.

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Lo stesso Renzi ha sempre smentito ufficialmente l’alleanza, pur riconoscendogli il merito di sostenere l’esecutivo in modo indipendente, in una sorta di riedizione aggiornata del Patto del Nazareno. Lo strano scherzo del destino ha voluto che l’ufficialità dell’intesa sia arrivata all’indomani dell’approvazione delle Unioni Civili. Infranto l’ultimo tabù, è arrivato il tempo di programmare le nozze tra i due fiorentini.

Capitolo amministrative

Ufficializzato l’ingresso di Verdini in maggioranza, il vero punto interrogativo riguarda il ruolo che andrà a ricoprire da qui sino alla conclusione della legislatura. Si accontenterà di portare ossigeno al governo senza pretendere un tornaconto? È questa la domanda che rimbalza con più frequenza tra i corridoi del Nazareno, sede nazionale del Partito Democratico.

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Per la minoranza, opposizione interna a Renzi, l’alleanza con l’ex braccio destro di Berlusconi è un autogol clamoroso in vista delle amministrative. Ala ha infatti già comunicato il suo sostegno ai candidati del #Pd impegnati a Cosenza, Caserta, Napoli e Grosseto. Una presenza indegna secondo i detrattori, un apporto fondamentale per i ballottaggi secondo i più ottimisti. Ciò che è certo è che, l’evoluzione della liaison tra Verdini e Renzi, ha contribuito a lacerare la già critica unità del partito. Cuperlo ha chiesto di prendere le distanze ma c’è già chi gli ha risposto picche, come nel caso della Valente in corsa a Napoli: “Nessun imbarazzo, Ala è un pezzo importante della mia coalizione”.

C’è chi prova a dire no

Nel dibattito crescente tra apocalittici e integrati su Verdini, un’altra questione reale è quantificare l’incidenza delle sue liste nelle urne. Neanche a dirlo, anche in questo caso lo scontro è sovrano. In Campania, ad esempio, alle scorse Regionali il gruppo di D’Anna (esponente di Ala legato alla roccaforte elettorale di Cosentino) risultò decisivo per la sconfitta di Caldoro strappando uno scarso 2% al candidato osteggiato del Centrodestra.

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Lontano dal dubbio amletico dell’essere o non essere è invece il PD romano che, a dispetto di altrettante polemiche interne, ha optato da subito per la marcata separazione dall’ex di Forza Italia. A ribadire tale distanza è stato Matteo Orfini: “A Roma non abbiamo alcun rapporto con Verdini”. “Non lo abbiamo cercato e non lo abbiamo voluto - ha affermato - e, quando sembrava intenzionato a partecipare alle primarie, gli abbiamo detto chiaramente che non era il benvenuto”. Nella Capitale, infatti, dopo la virata di Berlusconi su Marchini, il leader di Ala potrebbe tornare alle origini e schierarsi con i moderati. #Matteo Renzi