Matteo Renzi ora ha paura, forse per la prima volta nella storia del suo mandato. Con il referendum costituzionale di ottobre il #Governo si gioca tutta la sua credibilità, lo stesso premier lo ha detto a chiare lettere e nel caso in cui gli italiani dicano "NO" alla sbandierata riforma sulla Costituzione, è pronto a lasciare la politica. Sarà un referendum confermativo e pertanto, anche se non si raggiunge il quorum, il risultato sarà validato. Gli italiani saranno chiamati a confermare il testo della riforma del ministro Maria Elena Boschi approvato alla Camera lo scorso 12 aprile.

Sondaggi poco positivi per l'esecutivo

Già nei sondaggi dello scorso 4 maggio, elaborati da Euromedia per la trasmissione "Ballarò", il termometro renziano non segnava ottima salute.

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La maggior parte delle persone intervistate componeva il partito degli astensionisti, un 37,5 per cento che si barcamenava tra "non voto" e "sono indeciso" mentre coloro che esprimerebbero "NO" sarebbero al 32,5 per cento e superano di un punto e mezzo percentuale i "SI" (30 per cento). L'ultimo sondaggio in ordine di tempo è quello di Winpoll per "Huffington Post". Stavolta vincono i votanti, sono il 44 per cento degli intervistati contro il 40 degli astensionisti ed un 16 per cento di indecisi. Tra coloro che "sicuramente" andranno a votare, la percentuale dei "NO" è del 50,5 per cento, un punto in più rispetto ai supporters della riforma Boschi. Evidente che si gioca sul filo, la partita è apertissima ed il rischio di perderla per Renzi e per tutti gli uomini del presidente è reale.

'La riforma Boschi non era una priorità'

I sondaggi sono stati eseguiti tra il 10 ed il 13 maggio, si tratta di statistiche CAWI (Computer Assisted Web Interviewing) elaborate su 1.200 casi rappresentativi della popolazione.

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La maggioranza degli intervistati sostiene che la riforma Boschi non era una priorità. Il 41 per cento ha infatti risposto che bisognava concentrarsi su tematiche più urgenti. I temi che l'esecutivo avrebbe dovuto affrontare riguardano pensioni (32 per cento), taglio del debito pubblico (28 per cento), sanità (26 per cento), evasione fiscale (22 per cento) ed immigrazione (17 per cento). Un 15 per cento risalta sotto la voce "altro". Coloro che considerano una priorità la riforma della Costituzione corrispondono al 33 per cento mentre un 26 per cento si è totalmente disinteressato della questione. Inutile girare attorno al discorso, se i sondaggi venissero confermati il Governo Renzi subirebbe una clamorosa bocciatura.

Calo di consensi alle amministrative?

Questi dati significano principalmente una cosa: le opposizioni rabberciate e distanti tra loro anni luce stanno in qualche modo riuscendo a fare quadrato contro il Governo. Su questa tesi è in arrivo un banco di prova importantissimo, le amministrative del 5 giugno che vedranno al voto i cittadini dei maggiori Comuni del Paese.

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Anche qui i sondaggi non sono felici per il Partito Democratico e ne sono prova quelli di Torino e Bologna dove la vittoria dei sindaci uscenti Fassino e Merola veniva data per scontata al primo turno. Al contrario, entrambi potrebbero sudare le rispettive poltrone perché i principali avversari politici sono in ascesa e potrebbero arrivare al ballottaggio. Nello specifico, a Torino la pentastellata Chiara Appendino non sarebbe poi così lontana da Piero Fassino mentre nella ex roccaforte rossa la candidata della Lega Nord, Lucia Borgonzoni, è stimata addirittura oltre il 38 per cento contro il 43 di Virginio Merola. Tutti segnali inquietanti per #Matteo Renzi la cui botte non è più di ferro ma irta di chiodi alla stregua di Attilio Regolo. E sarebbero in tanti, politicamente parlando, ben contenti di vederlo rotolare giù per una collina, proprio come leggenda vuole sia accaduto al citato console romano in quel di Cartagine.