I venti rivoluzionari delle primavere arabe sembrano essersi placati. Dopo che migliaia di persone sono scese in piazza in Libia, Egitto, Tunisia, Yemen, Algeria, Iraq e Bahrein e i regimi sono caduti, la situazione politica in questi Paesi è instabile. In Egitto, per esempio, finita l’egemonia di potere di Hosni Mubarak, è stato eletto Mohamed Morsi nelle prime elezioni democratiche degli ultimi trent’anni. Hanno vinto i Fratelli Musulmani ma, una volta al potere, si sono comportati come i vecchi autocrati. Dopo poco più di un anno un colpo di Stato ha messo il paese sotto il controllo militare.

Aiuti dall’estero

Dal 1993 l’Egitto non chiede aiuto al Fmi, ma questa volta lo scenario economico è critico: nel 2012 si è registrato un rallentamento del Pil superiore al 2%, mentre l´inflazione ha raggiunto il 13%.

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Il tasso di disoccupazione è salito al 12% (con il 25% nella fascia giovanile) e le riserve straniere sono precipitate a 15 miliardi di dollari (dai 36,2 miliardi di dollari del dicembre 2010). Circa il 40% della popolazione è povera e il debito estero è condannato ad aumentare. A salvare l’economia egiziana non sarà solo il Fondo monetario internazionale ma anche l’Unione europea. Anche il Consiglio di cooperazione del Golfo ha promesso circa 18 miliardi di dollari mentre altri 20 miliardi dovrebbero arrivare dai Paesi del G8. Da parte sua, il presidente americano Barack Obama ha cancellato parte del debito estero egiziano nei confronti di Washington: circa 1,3 miliardi di dollari.

Mancata libertà di espressione

In Egitto sono ugualmente condizionate le libertà di stampa e informazione. In Egitto è molto famoso Alaa Abd El Fattah.

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Questo blogger scrive in arabo, il che fa di lui una preda più facile per il regime. Nato nel 1981 al Cairo, Alaa Abd El Fattah aveva una formazione come programmatore informatico. Il suo lavoro si svolgeva tra computer e software. All’età di 25 anni, insieme alla fidanzata, aggiornava il sito anti-Mubarak, Manlaa. È stato arrestato la prima volta durante una manifestazione che chiedeva una magistratura indipendente. Durante le proteste di Tahrir, cominciò ad essere molto attivo nella battaglia dei giovani egiziani. C’è chi sostiene che l’idea dell’hashtag #TweetNadwa, per comunicare lo sviluppo delle proteste, sia sua. Su Twitter è un punto di riferimento per conoscere le vicende mediorientali. Il suo account è @manal. El Fattah partecipava alle manifestazioni di Maspero, il palazzo della tv egiziana al Cairo, in difesa dei diritti dei cristiani. In quegli scontri sono state uccise 27 persone. Il blogger cercava il suo amico Mina Daniel e lo trovò morto in ospedale. Indignato, El Fattah cominciò a scrivere pesanti editoriali sul quotidiano Shourk e organizzò un movimento insieme alle vittime per chiedere l’autopsia e l’apertura di un’inchiesta.

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La condanna a El Fattah

Il blogger fu arrestato, uscì solo dopo due mesi per poi rientrare nel marzo del 2013. Si è consegnato volontariamente dopo che è stato accusato di “incitamento” contro il governo di Morsi. Il giorno dopo è stato liberato. “Quello che verrà potrebbe essere più duro e difficile. Ma non credo che questa rivoluzione finirà senza riordinare completamente il potere in Egitto e in tutto il mondo arabo”, ha scritto il blogger. Secondo il Netizen Report di Global Voices Advocacy, El Fattah è un importante blogger pro-democratico che ha giocato un ruolo fondamentale nelle proteste del 2011 contro Mubarak. È stato condannato a 5 anni di reclusione. #Esteri